B.3 GENETICA E ZOOTECNIA

B 118 BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE, GENETICA AGRARIA - GENETICA E ZOOTECNIA B.3 Genetica e zootecnia 1. Genetica qualitativa 1.1 Mendel e mendelismo in zootecnia. Mantenendo la validità degli schemi esaminati per la genetica mendeliana per i piselli, si riportano degli esempi sui caratteri degli animali riguardanti il fenotipo dei bovini (colore del mantello, presenza di pezzatura, presenza delle corna), che possono essere considerati mendeliani semplici (N 5 nero, n 5 rosso, U 5 uniforme, u 5 pezzato, P 5 assenza, p 5 presenza di corna). Se si considera una sola coppia di geni (N, n), quando si accoppiano due individui omozigoti si ha: P F1 F2 NN (nero) nn (rosso) Nn (nero) 25% NN (nero) 50% Nn (nero) 25% nn (rosso) Quindi un rapporto fenotipico di 3 neri e 1 rosso e genotipico 1:2:1. Se si considerano due coppie di geni (N, n; U, u), si avrà: P F1 F2 NNUU (nero, uniforme) nnuu (rosso, pezzato) NnUu (nero, uniforme) 9 neri uniformi 3 neri pezzati 3 rossi uniformi 1 rosso pezzato Va messo in evidenza come nella F2 si abbiano delle nuove combinazioni rispetto alle forme parentali (nero pezzato e rosso uniforme) e come, applicando il quadrato di Punnet, uno soltanto di ogni fenotipo è totalmente omozigote e quindi può essere considerato una forma stabile. Nella pratica dell allevamento, questo aspetto si ritrova nel mantello della razza Frisona: infatti, alla sua formazione ha partecipato una razza con mantello rosso. Gli allevatori hanno per lungo tempo privilegiato il mantello nero pezzato (la razza si chiamava Pezzata Nera Olandese) che, però, poteva essere NNuu ma anche Nnuu; pertanto il mantello rosso aveva la possibilità di manifestarsi solo nel 25% dei casi in cui entrambi i genitori erano eterozigoti (Nn), ma questi soggetti non venivano iscritti al LG. Quindi la frequenza di questo gene è rimasta molto bassa fino a quando, superata la convinzione che le bovine a mantello nero erano più produttive, la razza ha cambiato nome (Frisona) e anche i soggetti rossi sono stati normalmente registrati. Come visto per i vegetali nel caso del triibrido (N,n; U,u; P,p), si ha l uniformità fenotipica della F1 e la successiva formazione di tutti i nuovi possibili fenotipi (64 combinazioni), raggruppabili secondo un rapporto di: 27 tridominanti (N_, U_, P_); 9 bidominanti (N_, U_, pp); 9 bidominanti (N_, uu, P_); 9 bidominanti (nn, U_, P_); 3 monodominanti (N_, uu, pp); 3 monodominanti (nn, P_, uu); 3 monodominanti (nn, pp, U_); 1 recessivo (nn, uu, pp). Anche in questo caso si hanno nuove combinazioni stabili (completamente omozigoti) in un solo caso per ognuna. Un altro carattere a comportamento mendeliano è la presenza/assenza di corna; il tipo polled (assenza) nei bovini è dominante. Le particolarità a sede fissa dei mantelli

SEZIONE B
SEZIONE B
BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini