1.2.9 Epistasi recessiva

GENETICA QUALITATIVA B 121 1.2.9 Epistasi recessiva. L epistasi recessiva è dovuta all azione di un gene recessivo che dovrà tuttavia essere allo stato omozigote; in questo caso il rapporto fenotipico della F2 sarà 9 :3 :4. Il gene cromogeno (C,c) permette l estrinsecazione del colore del mantello se presente come CC o Cc, mentre se è presente come cc, il mantello è albino (non pigmentato). 1.2.10 Epistasi doppia. L epistasi doppia si ha quando la dominanza non è limitata ad un gene di una coppia, ma riguarda anche un gene dell altra coppia; il rapporto fenotipico sarà di 15 :1. 1.3 Pleiotropia e allelismo multiplo. Già Mendel aveva osservato come alcuni geni influenzavano più di un carattere; questa azione multipla, detta pleiotropia, è stata riscontrata frequentemente anche nel mondo animale. Diversi Autori riferiscono di geni che contemporaneamente determinano l iperplasia delle cartilagini costali e di quelle del laringe e di diversi casi di pleiotropia con caratteri legati alla presenza di forme patologiche: 1. il caso del pollo frizzle (modificazione dell arricciatura delle piume che impedisce una normale termoregolazione e la funzionalità di alcune ghiandole a secrezione interna, surrenali e tiroide, da cui deriva una minore efficienza riproduttiva); 2. l azione letale di un gene W (bianco) nel mantello dei cavalli; 3. la sindrome white heifer desease che nella Rossa danese provoca ipoplasia dei dotti del M ller, associata al mantello bianco. 1.4 Eredità citoplasmatica e influenza materna. La teoria mendeliana non riusciva a spiegare tutti i fenomeni di eredità studiati. In realtà, secondo questo schema, si prendono in esame solamente i cromosomi e quindi i geni, ma non la restante parte del gamete, ossia il citoplasma e gli organelli in esso contenuti, di cui peraltro è nota l importanza funzionale per lo sviluppo e la vita degli organismi. Già nei primi decenni del secolo scorso alcuni ricercatori avevano messo in evidenza che il risultato degli incroci per alcuni caratteri era diverso a seconda che questi fossero presenti nel sesso maschile o in quello femminile. Ricerche successive hanno evidenziato nel citoplasma la presenza di particelle, denominate plasmageni, capaci di condizionare l ereditarietà di alcuni caratteri. L incrocio Frisona 3 Bruna o Bruna 3 Frisona che, rispettivamente, danno soggetti con mantello bruno (frati) o nero (preti), l ibridazione cavallo 3 asina o asino 3 cavalla che dà origine a prodotti differenti (bardotto e mulo), sono fenomeni riconducibili a questo comportamento. Se si prende in considerazione lo sviluppo del feto, si può constatare che la madre ha una influenza più grande di quanto ci si può attendere. Infatti, nelle specie pluripare (suini, caprini e ovini) il peso alla nascita diminuisce all aumentare dei prodotti, indipendentemente dal livello nutritivo della madre in gestazione. Nei bovini, incrociando razze grandi con razze piccole, si hanno vitelli con un peso alla nascita più prossimo a quello della madre che non alla media delle due razze. 1.5 Eredità patologica. Dal punto di vista medico, malattia è qualsiasi alterazione della morfologia e della fisiologia di un individuo che può essere conseguenza dell azione di agenti patogeni, per esempio germi banali o specifici delle malattie infettive, B

SEZIONE B
SEZIONE B
BOTANICA, FISIOLOGIA VEGETALE...
La Botanica è la scienza che studia le forme di vita del mondo vegetale e ne analizza i rapporti ecologici attraverso diverse branche: ad esempio, la citologia studia la cellula vegetale e le sue funzioni; l’istologia si occupa dei tessuti; l’anatomia analizza gli organi; la genetica controlla la trasmissione dei caratteri di generazione in generazione; la fitosociologia e l’ecologia cercano di individuare i rapporti dei vegetali, fra loro e con gli altri viventi. A sua volta, ciascuna branca focalizza alcuni particolari aspetti del mondo vegetale: le modalità nutrizionali o riproduttive, la distribuzione geografica, i possibili utilizzi in altri campi (scientifico, farmaceutico, alimentare, ecc.).Le conoscenze botaniche, evolutesi nel contesto della stessa evoluzione umana, sono particolarmente importanti per le applicazioni in campo agronomico poiché rappresentano una delle fondamentali basi scientifiche sulle quali costruire e articolare buona parte dei saperi orientati alla produzione agraria. La pianta, sia che abbia avuto origine dall’incontro dei due gameti, maschile e femminile, con formazione del seme, o dalla moltiplicazione di una porzione di pianta, per esempio da una talea d’innesto, o ancora da un insieme di cellule meristematiche attraverso la tecnica della micropropagazione in vitro, rappresenta sempre il punto focale della disciplina agronomica.In questa Sezione B del Manuale dell’Agronomo sono poi sviluppati e approfonditi anche tutti gli aspetti legati alla Genetica agraria (dalle conoscenze consolidate della genetica mendeliana alla genetica molecolare, all’ingegneria genetica, all’analisi del genoma). Oltre ai contenuti di carattere generale, sono trattati separatamente, in parallelo, i due settori di applicazione del miglioramento genetico in campo agrario: quello vegetale e quello animale per l’ambito applicativo zootecnico. Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniPaolo Ceccon, Elio Cirillo, Maurizio Cocucci, Stefania Dall’Olio, Adalberto Falaschini, Maria Nives Forgiarini, Marcello Guiducci, Carlo Lorenzoni, Adriano Marocco, Roberto Pinton, Aldo Pollini, Domenico Ugulini