1.1.2 La storia

PRODUZIONI BIOLOGICHE E INTEGRATE C 197 Dalla seconda metà del secolo scorso la ricerca scientifica ha reso possibili interventi radicali sull ambiente agricolo, giungendo a importanti trasformazioni con una progressiva semplificazione delle catene alimentari coinvolte. Ci si è concentrati sulla produzione di uno o pochi prodotti, anche a scapito talvolta degli equilibri idro-geologici, del paesaggio, della biodiversità, della stessa originalità culturale e sociale delle campagne e del loro rapporto con il territorio, abbandonando le tradizionali forme di integrazione tra attività agricole e attività di trasformazione e commercializzazione dei prodotti. Ciò ha comportato un ricorso sempre più oneroso e frequente all uso di input esterni sotto forma di fitofarmaci, fertilizzanti ed energia, con gravi conseguenze sulle risorse ambientali. L agricoltura convenzionale, infatti, utilizzando prodotti chimici di sintesi, sia per la concimazione sia per la protezione delle piante da malattie e fitofagi, da un lato ha assicurato produzioni abbondanti e un maggior benessere economico degli operatori nel settore, ma dall altro ha dato origine a nuovi problemi per l ambiente e la salute umana, causati dai prodotti tossici rilasciati e ritrovati sotto forma di residui nel terreno, negli alimenti e nelle falde idriche. Inoltre, i fitofagi acquisiscono via via una maggiore resistenza ai trattamenti, creando la necessità di prodotti sempre più nuovi con meccanismi di azione sempre più specifici, in un processo a spirale per cui più si tratta, più si deve trattare . A ciò si aggiunge, negli ultimi anni, la rapida diffusione di prodotti agricoli geneticamente modificati (OGM), introdotti senza adeguati periodi di sperimentazione e senza rigorosi sistemi di separazione dai prodotti non OGM; questo sistema ha ulteriormente accresciuto l allarme sui pericoli di un sistema produttivo agricolo che minaccia di sfuggire al controllo da parte dell uomo. Questa forzatura produttiva, attuata con l abuso dei pesticidi, dei concimi, della stessa acqua per irrigazione e in ultimo degli OGM, ha indotto a ritenere necessario sviluppare quei modelli di produzione (produzioni integrate e produzioni biologiche) che evitino lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, in particolare del suolo, dell acqua e dell aria, utilizzando invece tali risorse all interno di un modello di sviluppo che possa durare nel tempo. Tale modello è quello dell agricoltura sostenibile che persegue i seguenti obiettivi: il reddito equo dell agricoltore; la tutela della salute dell operatore agricolo e del consumatore; la conservazione nel tempo della fertilità del suolo; la conservazione nel tempo delle risorse ambientali. 1.1.2 La storia. Il progetto di produrre il cibo usando tecniche agricole rispettose dell ambiente e della salute umana ha origini che risalgono alla fine dell Ottocento, in Germania, dove si era affermato un clima culturale di ritorno alla natura, espressione della protesta dei ceti intellettuali nei confronti di uno stile di vita che induceva uno scollamento tra uomo e natura. Da questo fermento culturale emerse il movimento antroposofico, fondato da Rudolf Steiner, la cui aspirazione a un riavvicinamento alla natura si tradusse nei principi dell agricoltura biodinamica da parte di un suo discepolo, Pfeiffer. C

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi