2.1.4 Indici di valutazione

C 318 AGRONOMIA E TERRITORIO - PIANIFICAZIONE E USO DEL TERRITORIO misura né un campione di riferimento. Infatti, l idoneità colturale dipende da molti fattori, in interazione dinamica tra loro, e variabili nel tempo (ambiente fisico, modalità di gestione, ecc.). Dipende inoltre da aspetti legati a preferenze individuali, come il valore attribuito alla qualità dell ambiente, al paesaggio, alla qualità alimentare. La valutazione si basa, quindi, anche su riferimenti predefiniti e soggettivi. Ciò significa che quando valutiamo , riteniamo di conoscere già cosa sia bene o male in funzione dell obiettivo valutativo. Un altro aspetto da considerare è quello della valutazione dei sistemi reattivi (o adattativi). Tali sistemi sono in grado di adattarsi per dare la migliore risposta in termini di punteggio di valutazione, ottimizzando gli indicatori e, a volte, eludendo la sostanza dei criteri da soddisfare. Tale comportamento si può evidenziare anche nelle valutazioni dei sistemi territoriali, in relazione alla presenza di una componente umana. 2.1.4 Indici di valutazione. Gli indici di valutazione (T) sono variabili numeriche o categoriche con scala ordinale che forniscono un giudizio complessivo del valore o disvalore delle unità del territorio quando destinate a un certo impiego. L indice costituisce una misura del soddisfacimento degli obiettivi valutativi. Si ottiene aggregando diversi indicatori ( I ), i quali, a loro volta, rappresentano il giudizio del soddisfacimento di altrettanti criteri (o dimensioni) per i quali ogni UT viene valutata. Per la costruzione dell indice è necessario: a. individuare le regole su cui fondare la valutazione (criteri); b. scegliere gli indicatori, uno o più per ogni criterio individuato; c. definire le modalità di calcolo degli indicatori a partire dai dati territoriali; d. aggregare gli indicatori nell indice di valutazione, eventualmente anche con l impiego di pesi di importanza; e. discretizzare gli indici continui (classificare) per permetterne una rappresentazione cartografica adatta all impiego decisionale. Esistono modalità di aggregazione diverse per gli indicatori continui e per quelli discreti. In ogni caso, per aggregare gli indicatori mantenendone il contenuto informativo sono necessarie le seguenti condizioni. a. Gli indicatori devono essere costituiti da valori ordinabili dal più basso al più alto; per esempio, il codice ISTAT del comune non può essere un indicatore, perché non ordinabile; lo può essere invece il codice di appartenenza ad area di pianura, collina o montagna. b. Tutti gli indicatori di una procedura di valutazione devono avere lo stesso orientamento semantico: cioè, per ogni indicatore, i valori elevati sono ritenuti positivi e quelli bassi negativi (oppure il contrario). Per esempio, si consideri l effetto della salinità e della sostanza organica del suolo sull idoneità alla coltivazione: non hanno lo stesso orientamento semantico (il primo è negativo, il secondo è positivo). c. Gli indicatori devono avere lo stesso campo di variazione e la stessa unità di misura (equilibrio numerico). Non ha senso sommare t/ha di prodotto con metri di altitudine e, in ogni caso, aggregando valori che variano da 2 a 15 con altri che oscillano tra 0 e 2.000, l informazione della variabile numericamente più piccola viene annullata.

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi