C.1 TECNICHE AGRONOMICHE

REGIMAZIONE IDRICA DEI TERRENI C 5 C.1 Tecniche agronomiche 1. Regimazione idrica dei terreni Per regimazione idrica dei terreni si intende l insieme degli interventi tecnici che, regolando il deflusso delle acque in eccesso dai terreni coltivati, mirano a ridurre gli impatti negativi di due fenomeni antitetici: il ristagno idrico, tipico dei terreni in piano, derivante da uno smaltimento troppo lento; l allontanamento troppo rapido dell acqua, tipico dei terreni in declivio, con trasporto di terra (erosione) e insufficiente immagazzinamento di riserve idriche per le piante. Contrapporsi efficacemente a tali fenomeni può permettere un soddisfacente esercizio della pratica agricola e contribuire a migliorare la regimazione idrica di tutto il territorio. Quest ultimo aspetto conferisce alla regimazione un interesse di carattere generale, che esce dai confini delle aree coltivate. 1.1 Afflussi e deflussi idrici. Ogni intervento attuato per la difesa del suolo richiede un approfondita conoscenza del regime degli afflussi e dei deflussi idrici che interessano l area in esame. Il principale afflusso è quello costituito dalle idrometeore, in particolar modo dalla pioggia. I vari tipi di precipitazione possiedono una importanza comparativa molto diversa, variando in alcuni aspetti essenziali, come la quantità totale, la frequenza, l intensità e la distribuzione nel tempo. La quantità totale di pioggia è un parametro importante nella caratterizzazione del regime pluviometrico di un area; tuttavia esso assume un valore molto diverso a seconda della frequenza della pioggia e quindi del numero di giorni piovosi nel corso dell anno. La frequenza della pioggia e la sua intensità condizionano infatti il rapporto fra quantità di acqua trattenuta dal terreno e quantità totale di acqua caduta: piogge molto intense e molto frequenti disperdono gran parte dell acqua per ruscellamento e per percolazione. In generale, però, una forte intensità di pioggia è mediamente caratteristica di ambienti con modesto numero di giorni piovosi, mentre, al contrario, una elevata frequenza delle precipitazioni è più spesso presente nei climi con pioggia lenta e ben distribuita nel tempo. I valori ottimali dell intensità di pioggia dipendono dal tipo di terreno. La quantità di pioggia che cade nell unità di tempo non dovrebbe infatti superare quella corrispondente alla velocità di infiltrazione superficiale nel suolo. In caso contrario si origina ristagno superficiale e/o ruscellamento: in linea di massima una pioggia che presenta un intensità di 2-5 mm/h può essere considerata favorevole anche in terreni poco permeabili. Va segnalato, inoltre, che piogge più intense possiedono di solito gocce più grosse, dotate di una maggiore velocità terminale di caduta. Queste gocce hanno una considerevole energia cinetica, dovuta alla loro maggior massa e velocità, e quindi accrescono il processo erosivo. Per caratterizzare il regime pluviometrico, infine, è necessario fare riferimento, oltre al tipo di precipitazioni, alla loro distribuzione nel tempo (quanti mm di pioggia cadono mediamente nel periodo considerato) e alla distribuzione di frequenza della quantità di pioggia. C

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi