1.5 Regolazione dei deflussi idrici

REGIMAZIONE IDRICA DEI TERRENI C 9 le proprietà generali del terreno rendendolo meno erodibile, intralciano lo scorrimento superficiale e imbrigliano con le radici le particelle terrose. Tutte queste azioni sono dipendenti dalle specie e dalla densità del manto vegetale. In ordine decrescente di capacità protettiva si può indicare: bosco con sottobosco, pascolo e prato stabile, prato avvicendato, colture erbacee fitte (es. cereali autunno-primaverili), colture erbacee a semina rada (es. mais, sorgo, bietola, ecc.), colture arboree senza inerbimento del terreno. Il fattore tecniche di regimazione P (adimensionale) esprime l influenza delle scelte agronomiche e, in particolare, delle sistemazioni del terreno. Si ritiene importante, in ultima analisi, non confondere l erosione con la frana. Questa ultima, infatti, non è un fenomeno di superficie in quanto definisce un movimento più o meno veloce di strati di terreno per slittamento su strati sottostanti. Il fenomeno franoso non è imputabile, dunque, allo scorrimento superficiale dell acqua, ma alla sua penetrazione profonda e alla contemporanea presenza di una particolare stratificazione del suolo. Le conseguenze negative delle frane sulla pratica agricola sono molteplici: devastazione delle coltivazioni (particolarmente gravose per frutteti e vigneti), danni alle scoline, alle strade, alla gestione agraria, ecc. 1.5 Regolazione dei deflussi idrici. Per meglio soddisfare le esigenze dell agricoltura, l agronomo deve intervenire sia sui deflussi idrici troppo veloci sia su quelli troppo lenti. Può fare questo modificando la velocità di infiltrazione dell acqua nel terreno e la velocità del suo scorrimento superficiale. Una maggiore velocità di penetrazione dell acqua nel terreno può comportare un maggior immagazzinamento di riserve idriche, minori pericoli di erosione e riduzione del ristagno. Tra i metodi per ottenerla si ricordano le lavorazioni (effetto immediato, ma poco duraturo) e gli interventi migliorativi della struttura. Anche un rallentamento della velocità di flusso superficiale favorisce la penetrazione dell acqua nel suolo. Per capire come sia meglio intervenire sulla velocità del flusso superficiale può venire in nostro aiuto la formula di Chézy: v 5x S # i C dove: x è un parametro che tiene conto della scabrezza del terreno (tanto più grande quanto minore è la scabrezza); S è la sezione normale del flusso idrico; C è il suo contorno bagnato e i è la pendenza. Aumentando il coefficiente di scabrezza della superficie in cui scorre l acqua, si diminuisce la velocità di deflusso. Inerbimento degli alvei, collocazioni di ostacoli sul fondo degli stessi, semina a spaglio o in file ortogonali alla direzione di deflusso, paglie o altri residui lasciati sulla superficie colturale, lavorazioni che smuovo il terreno, ecc. sono interventi agronomici che possono raggiungere questo scopo. La pendenza può essere accresciuta o diminuita artificialmente sia intervenendo sugli alvei (es. scoline), anche eliminando solamente degli ostacoli pre-esistenti, sia sugli appezzamenti coltivati (es. baulatura). Per variare la velocità di deflusso si può agire, infine, sul rapporto tra S e C (S/C 5 R è chiamato raggio medio), per esempio attraverso una variazione della larghezza del fondo delle scoline. C

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi