4.3.2 Pioppicoltura tradizionale

F 100 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE Tra le specie principali e tra le piante della stessa specie sono necessarie distanze tali da non determinare effetti negativi causati dalla competizione tra individui. Dati sperimentali dimostrano che occorre avere una distanza minima tra le piante di noce e quelle di pioppo di 7 m. La specie accessoria può essere tagliata anche al momento dell utilizzazione del pioppo, previa valutazione dell opportunità. Le specie sono distribuite a file. File contigue hanno specie diverse in modo da facilitare la loro utilizzazione a fine ciclo e ridurre il rischio di danni a quelle che restano. Nel caso in cui si decida di procedere al reimpianto della specie utilizzata, o di altra specie, per un numero indefinito di volte allo scadere dei vari cicli produttivi, gli impianti vengono definiti policiclici permanenti. In tal caso, particolare attenzione dovrà essere dedicata alle distanze tra le specie che vengono a trovarsi anche in fasi diverse di sviluppo. Tali distanze saranno scelte anche in funzione del grado di tolleranza dell ombra delle specie considerate. In generale gli impianti policiclici, sulla base dei primi risultati, hanno manifestato esiti molto promettenti in termini di quantità e qualità del prodotto legnoso. Inoltre il pioppo, in questo contesto di coltivazione, ha dimostrato ottima produttività, anche in un regime molto ridotto di concimazioni e trattamenti antiparassitari. 4.3.2 Pioppicoltura tradizionale. La pioppicoltura fornisce all industria oltre il 50% del prodotto legnoso di produzione nazionale, pur occupando una superficie, molto variabile da anno ad anno, ma mai superiore al 3% di quella forestale italiana. I pioppi hanno, generalmente, caratteristiche di base quali la facilità di propagazione per talea, la rapidità di accrescimento, la buona adattabilità ad ambienti diversi, nonché caratteristiche tecnologiche del legname, che li rendono particolarmente adatti a essere impiegati in impianti da legno. Esigenze ecologiche. I pioppi possono essere impiegati dalla sottozona media e fredda del Lauretum fino a quella fredda del Castanetum. Occorrono terreni umidi, ma con falda freatica più profonda di 1,5 m, sciolti, non ciottolosi, con tessitura sabbioso-limosa o sabbioso-argillosa. Il pH deve essere compreso fra 5,5 e 7,5. Specie e cloni. La pioppicoltura si basa sull impiego di materiale geneticamente migliorato, di origine clonale, derivante da selezioni intraspecifiche o da selezioni di ibridi interspecifici. La base genetica di partenza è rappresentata da pioppi delle sezioni: Albidae (Populus alba), Aigeiros (P. nigra, P. deltoides) e Tacamahaca (P. maximowiczii ). Di notevole importanza sono i cloni derivati da ibridi tra il P. nigra e il P. deltoides (P. xeuramericana). Nella Tabella 1.5 è riportato l elenco dei cloni più usati in Italia, corredato da indicazioni utili ai fini di un loro corretto impiego (origine genetica, sesso, caratteristiche della chioma, del fusto e del legno, nonché grado di resistenza ad avversità biotiche e abiotiche). Si tenga presente che tra tutti i cloni riportati in tabella, I-214 è quello più impiegato nella pioppicoltura italiana. Impianto. Il materiale di impianto è costituito da fusti, privati di rami, ottenuti per talee di fusto (pioppelle) dell età di 1 o più anni. Le pioppelle vengono poste in commercio a prezzi diversificati a seconda delle classi dimensionali, comprese tra un minimo e un massimo, che va da 2 a 5 m per il materiale di 1 anno e da 3,25 fino a 6,5 m per quello di 2 anni. Il materiale d impianto di più comune impiego è rappresentato dalla pioppella di 2 anni. Il terreno deve essere lavorato a 70-100 cm di profondità tramite aratura o scarificatura. Successivamente si procede al pareggiamento delle zolle. La piantagione può essere effettuata in autunno o a fine inverno. F01_4_Rimboschimenti.indd 100 5/30/18 7:53 AM a a U r d r s 1 2 3 C t d d c t ( ( L in Ir s la ( p d z S c O P n a n t d s o

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta