4.3.3 Short rotation coppices

F 104 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE Avversità. Il risultato economico dell impianto può essere compromesso se non si provvede alla lotta antiparassitaria. Numerosi parassiti animali e vegetali insidiano il pioppo (®Sezione G Avversità e difesa delle colture). Produzione. La produzione legnosa dei pioppeti, generalmente molto elevata, è funzione di vari fattori: genetici (specie, clone), ecologici e colturali. Per molti cloni si raggiungono, in 10 anni, produzioni di 200-250, eccezionalmente 350 m3 ha21. Per il pioppo bianco si registrano produzioni, in 25 anni, di 300-400 m3 ha21. Per più approfondite informazioni sui vari aspetti della pioppicoltura si consiglia di consultare il sito CREA Unità di ricerca per le produzioni fuori foresta (PLF). 4.3.3 Short rotation coppices. Si tratta di impianti su ex coltivi realizzati con specie a rapido accrescimento. Frequentemente si ricorre a cloni selezionati di pioppo e salice e, in misura minore, a robinia pseudoacacia ed eucalitti, adatti ad ambienti caldo-aridi. Questo tipo di coltivazione prevede la ceduazione a turni molto brevi e medi, variabili da 2 a 7 anni. L obiettivo prioritario è rappresentato dalla produzione di biomassa a fini energetici. Di norma la biomassa legnosa viene ridotta in scaglie (cippato) per l alimentazione diretta di caldaie oppure è trasformata in pellets o in briquettes. Con turni che superano i 5 anni (medi) si può ottenere legna da ardere o, nel caso di impianti di pioppo, tronchetti da cellulosa. La messa a dimora del materiale di propagazione rappresentato da talee o astoni, nel caso di pioppi o salici, o da semenzali per altre specie avviene in primavera dopo avere effettuato una lavorazione profonda, a 70-100 cm (aratura o ripuntatura), e un successivo affinamento delle zolle. La piantagione, a file semplici o binate, è seguita dal diserbo chimico in pre-emergeneza. Durante la stagione vegetativa si procede a erpicature superficiali, irrigazione e trattamenti antiparassitari all occorrenza. I protocolli di coltivazione SRC possono essere ricondotti a due modelli: modello europeo e modello americano. TAB. 1.6 Confronto fra diversi modelli di coltivazione srf e relative produttività in Italia Modello di coltivazione Modello europeo Turno di ceduazione Ceduazioni annuali Ceduazioni biennali con fila singola Ceduazioni biennali con fila binata Turno 5 anni, 1° turno Modello americano Turno 5 anni, 2° turno Turno 5 anni, 1° turno Turno 5 anni, 2° turno Turno 5 anni, 1° turno F01_4_Rimboschimenti.indd 104 Specie impiegate Densità di impianto (piante/ha) Clone di pioppo Pegaso 12.689 Pioppi e salici Robinia 8.000-12.000 Pioppi 10.000 Salici 10.000 Pioppo bianco 1.667 Clone Monviso Pioppo 1.333 Pioppo 1,333 Salice Produttività (t/ha anno di sostanza secca) 16,2 12-15 con punte di 20 11,1-12,5 11,5 12,2 7,9 11,1 16,2 14,7 16,2 Salice 1.333 20,3 Robinia 1.500 6,6 5/30/18 7:53 AM c d fi h d la le b s d b n d p ( p p d t p s fi 5 t fo to e a o in

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta