5.3 Le parti e i tipi di incendio

oe i- o a- aal ù r- n a; adi me di ie e esi a- INCENDI BOSCHIVI F 107 Analizzando le caratteristiche fisiche del combustibile vegetale è importante ricordare due aspetti principali: 1. le dimensioni e la forma: il combustibile fine, caratterizzato da un maggior rapporto superficie/volume, si asciuga più velocemente e richiede minor quantità di calore all accensione, rispetto al combustibile grosso; 2. il contenuto d acqua: se il contenuto d acqua è molto alto, l energia spesa per la sua evaporazione raggiunge livelli elevati e il processo di combustione si interrompe. Il contenuto d acqua del combustibile vegetale è variabile in relazione sia alle caratteristiche proprie del combustibile sia alle condizioni di umidità dell ambiente. Il combustibile vegetale si distingue in: fitomassa (costituita da piante vive): il cui contenuto d acqua raramente scende al di sotto del 75% (rispetto al proprio peso secco); necromassa (costituita da piante o parti di pianta morte): il cui contenuto d acqua può giungere a valori di appena il 2% (sempre in relazione al peso secco). In un bosco il rapporto tra biomassa e necromassa dipende da molti fattori, tra cui possiamo ricordare lo stadio evolutivo, ma anche l intensità e la regolarità delle operazioni selvicolturali (sfollamenti e diradamenti). F 5.3 Le parti e i tipi di incendio. Durante Testa Fianco un incendio, lungo il perimetro dell area persinistro corsa dal fuoco, si possono distinguere le seguenti parti (Fig. 1.6): * testa: è la parte di perimetro caratterizzata Lingua dalle più elevate intensità e velocità di avanzamento del fuoco; coda: si espande in direzione opposta alla testa ed è caratterizzata da intensità e velociFianco tà di avanzamento contenute; destro fianchi: sono i fronti che si sviluppano ai lati della direzione principale di avanzamenPunto di origine Coda to dell incendio. Si distinguono in sinistro e *Focolaio secondario destro guardando dalla coda verso la testa; punto di origine: è la zona da cui si è sviFIG. 1.6 Parti di un incendio. luppato l incendio; lingua: è un fronte che si espande da uno dei fianchi. Si sviluppa per effetto di locali condizioni favorevoli alla propagazione del fuoco (caratteristiche del combustibile, morfologia) o da cambi di direzione del vento; focolaio secondario: è una propagazione del fuoco in aree esterne al perimetro dell incendio principale che si sviluppa da esso per il trasporto aereo di materiale incandescente. Ogni singolo incendio boschivo, in relazione alla stratificazione verticale del combustibile interessato, può essere classificato in: sotterraneo o di terra: è un incendio che interessa il combustibile di terra, cioè tutto il materiale organico che si trova tra la superficie del suolo e il terreno minerale; F01_5_Incendi_Boschivi.indd 107 5/30/18 7:56 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta