5.4 Il comportamento degli incendi

F 108 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE radente o di superficie: è un incendio che interessa il combustibile di superficie, cioè quello che si trova dal livello del terreno fino a 2 m di altezza, sia nel sottobosco che in terreni aperti (coltivi, prati e pascoli); di chioma: è un incendio che si propaga nel combustibile aereo, che si trova oltre 2 m di altezza. Si tratta di incendi molto intensi, pericolosi e di difficile estinzione. 5.4 Il comportamento degli incendi. I principali parametri utilizzati per descrivere il comportamento degli incendi sono: velocità di propagazione: esprime il rapporto tra la distanza percorsa dall incendio e l unità di tempo considerata; intensità del fronte di fiamma: indica l energia emanata dal fronte di fuoco nell unità di tempo e spazio. Normalmente si fa riferimento all intensità lineare, calcolata ipotizzando che tutta l energia termica emanata dall incendio sia concentrata lungo una linea ideale (Equazione di Byram): I5QMV dove: I 5 intensità lineare del fronte di fiamma (kW m21); Q 5 potere calorifico del combustibile (kJ kg21); V 5 velocità di propagazione del fronte (m s21); M 5 quantità di combustibile per unità di superficie (kg m22). lunghezza del fronte: è la lunghezza in metri del perimetro dell incendio con fiamma attiva; profondità del fronte: è la larghezza della fascia interessata dalla combustione sul fronte di fiamma. Dipende dalle caratteristiche del combustibile e dalla velocità di avanzamento. Il comportamento degli incendi è condizionato da: a. combustibile (quantità, caratteristiche, distribuzione e continuità); b. topografia, principalmente per effetto della pendenza del terreno. La pendenza del terreno influisce sulla velocità di propagazione, favorendo l avanzamento dei fuochi ascendenti e rallentando quelli discendenti; c. vento, che ha un grande effetto sulla velocità e sulla direzione di propagazione degli incendi. In particolare il vento: aumenta l apporto di comburente favorendo la combustione; inclina le fiamme accelerando l azione di preriscaldamento del combustibile (l incendio si sviluppa maggiormente nella direzione verso cui soffia il vento); può provocare la proiezione di materiale incandescente, anche a lunga distanza, dando origine a focolai secondari. Il vento può anche limitare o annullare la capacità operativa dei mezzi aerei utilizzati nella lotta agli incendi boschivi. 5.5 Prevenzione. L attività di prevenzione degli incendi boschivi si esplica in diverse forme, di cui si rammentano: interventi sul combustibile, attraverso pratiche selvicolturali e fuoco prescritto, applicati anche in combinazione con possibilità di modificare il carico e la distribuzione spaziale del combustibile, riducendo le probabilità di innesco e diffusione; attività di informazione ed educazione sul tema specifico; F01_5_Incendi_Boschivi.indd 108 5/30/18 7:56 AM 5 5 d c r c c d v o a 5 v b d u d u d u li r z g z s ( s g t a

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta