6. Rapporti tra l’ambiente forestale e la fauna selvatica

F 110 F.1 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE 6. Rapporti tra l ambiente forestale e la fauna selvatica 6.1 Ecosistemi forestali e popolazioni faunistiche. Gli ecosistemi forestali hanno subito nel corso degli anni un elevato processo di antropizzazione con la modifica di quasi tutti i parametri rispetto agli originali prototipi naturali. Pertanto essi appaiono più fragili, con una capacità di carico per quanto riguarda le popolazioni animali selvatiche sempre più ridotta; inoltre, richiedono adeguate strategie di prevenzione e di gestione perché la loro resistenza non può più essere affidata alla sola dinamica naturale. Si tratta di misure selvicolturali, specifiche per ogni singola situazione, che consentano di favorire la multifunzionalità dei suddetti ecosistemi e, al tempo stesso, garantire un elevato grado di difesa dall azione degli animali selvatici, Ungulati in primo luogo. Tra quelli tipici degli ambienti forestali italiani, in gran parte frutto delle numerose immissioni (a eccezione del Camoscio alpino), si ricordano: il Cinghiale (Sus scrofa), il Capriolo (Capreolus capreolus), il Cervo (Cervus elaphus), il Daino (Dama dama), il Camoscio (Rupicapra rupicapra) e il Muflone (Ovis musimon). L offerta alimentare disponibile per i selvatici varia notevolmente in funzione del tipo di utilizzazione alla quale vengono sottoposte le diverse coperture forestali. Attraverso opportuni interventi selvicolturali, è possibile mantenere o creare un elevata eterogeneità di specie animali, favorire lo sviluppo di corrette relazioni fra fauna e fitocenosi e, di conseguenza, regolare la dinamica delle popolazioni selvatiche riducendo l entità dei danni a carico della vegetazione. La gestione forestale deve prevedere interventi finalizzati a incrementare la disponibilità delle risorse trofiche complessive di un area, in modo particolare nei periodi maggiormente critici che, in ambiente montano e collinare, coincidono con l inverno e, in ambiente mediterraneo, con l estate. Un accorgimento di notevole importanza risulta la conservazione e la diffusione delle radure che, oltre a rappresentare un naturale collegamento tra differenti complessi forestali, svolgono una insostituibile funzione trofica, in quanto le associazioni erbacee e arbustive presentano un elevato valore pabulare, con offerta alimentare differenziata nel tempo. Un intervento di sostegno a favore dei selvatici può essere rappresentato dalle cosiddette coltivazioni a perdere, di cavolo da foraggio, rapa, segale, mais, grano saraceno, erba medica, ecc. Su tali colture non viene effettuata la raccolta dei prodotti che sono lasciati in luogo a disposizione degli animali, i quali possono così beneficiare di una fonte alimentare integrativa molto importante sotto il profilo quantitativo e qualitativo. La loro utilizzazione non presenta particolari difficoltà quando sono dislocate in zone tranquille, riparate e facilmente accessibili. Un fattore di notevole interesse faunistico è anche l estensione della fascia di transizione fra praterie e comprensori forestali. Tali zone ecotonali costituiscono habitat fondamentali per molte specie di Mammiferi e di Uccelli, in quanto moltiplicano i siti favorevoli all alimentazione e alla riproduzione. Stessa cosa per le aree adibite al pascolo del bestiame domestico che svolgono un ruolo positivo per la sopravvivenza della Beccaccia (Scolopax rusticola) e di specie steppiche come la Starna, la Pernice rossa, la Coturnice, ecc. Il carico del bestiame domestico deve essere dimensionato al fine di conservare le produzioni erbacee nel tempo e in modo da non instaurare una competizione alimentare troppo spinta con gli ungulati selvatici. F01_6_Rapporti_Ambiente.indd 110 5/30/18 7:57 AM p p s p s u s r s b o r d z c ta e s d d s n l m d s v

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta