SEZIONE F

pe e ni ro i, idi o- e ni e e. e . e n- ge oe n pi. aas li el ce ri r RAPPORTI TRA L AMBIENTE FORESTALE E LA FAUNA SELVATICA F 113 specie consentirà poi di valutare la densità ottimale (K) nella zona studiata per ogni singola popolazione. I censimenti o stime delle popolazioni animali permettono di valutare l entità, la struttura e la dinamica delle stesse con particolare riferimento al numero di individui, al rapporto tra i sessi e tra le classi di età, al tasso di natalità e a quello di mortalità. I metodi si suddividono in diretti e indiretti. Tra i primi si ricordano l osservazione da punti di favore o lungo percorsi prestabiliti (transect) di giorno o di notte, il censimento in battuta, ecc.; tra i secondi invece troviamo il rilievo dei segni di presenza degli animali come le impronte, le fatte, le marcature dei territori (per le specie territoriali come il Capriolo) e le emissioni vocali (bramito del Cervo). Per gli Ungulati, in genere, gli individui vengono suddivisi in quattro classi di età: 1. cuccioli: soggetti di età inferiore all anno; 2. sub-adulti: individui con più di un anno di età, ma non ancora in grado riprodursi; 3. adulti: soggetti riproduttori o potenzialmente tali; 4. anziani: soggetti in regresso a fine carriera riproduttiva. Nell elaborazione del piano di assestamento è opportuno prevedere che la popolazione stabilizzata sia strutturata in modo tale da mantenersi vitale nel tempo. In particolare è importante mantenere il giusto numero di individui cuccioli e sub-adulti che costituiscono il potenziale riproduttivo futuro della popolazione stessa e un rapporto tra i sessi di 1:1. Quando una popolazione è stata assestata e si è verificata la condizione N 5 K (N 5 n. degli effettivi di popolazione, K 5 capacità portante del territorio in cui vive la popolazione), se la resistenza ambientale (soprattutto predazione e competizione intraspecifica) non è sufficiente a mantenere costante nel tempo l uguaglianza prima ricordata, si applica un piano di prelievo venatorio o di abbattimento attuato mediante la caccia di selezione (Casanova et al., 1993). Questa tecnica venatoria è diffusa in molte regioni del Centro e Nord Italia; le unità di gestione sono rappresentate dai Distretti che a loro volta sono compresi negli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC). Questi ultimi presentano un estensione a livello provinciale o sub-provinciale come previsto dalla legge 11/2/1992, n. 157, Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio. Sulle Alpi, l unità di gestione è rappresentata invece dai Settori di caccia, a loro volta compresi nei Comprensori Alpini di Caccia (CAC). Dopo che in ogni Distretto (o Settore) sono stati eseguiti i censimenti da parte dei cacciatori, i dati vengono trasmessi ai relativi ATC che provvedono all elaborazione del piano di abbattimento. Questo prima viene sottoposto all approvazione della Provincia e poi dell Istituto Nazionale della Fauna Selvatica (INFS), istituto oggi confluito nell ISPRA (Sistema Nazionale Protezione Ambiente). Una volta approvato o modificato, il piano viene comunicato ai Distretti e sarà compito dei cacciatori di selezione eseguirlo in maniera completa e corretta. Le modalità di prelievo sono basate sui Regolamenti di applicazione delle varie leggi regionali. Le specie oggetto di caccia di selezione sono: il Capriolo, il Cervo, il Daino, il Muflone e il Camoscio (solo in zona Alpi). Il Cinghiale viene invece cacciato con la tecnica della battuta o braccata , che non permette di ottenere una corretta strutturazione delle popolazioni, con conseguente proliferazione di questo suide che, in molte zone agricole e forestali, rappresenta un grave problema per i danni arrecati alle colture e F01_6_Rapporti_Ambiente.indd 113 F 5/30/18 7:57 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta