7. Dendrometria, dendroauxometria, inventari forestali

F 116 F.1 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE 7. Dendrometria, dendroauxometria, inventari forestali La dendrometria si occupa dei metodi di determinazione del volume legnoso e degli accrescimenti di alberi e soprassuoli forestali. La determinazione dell accrescimento è anche detta, più specificatamente, dendroauxometria. Gli inventari forestali consistono nel rilevamento della superficie, composizione, struttura, massa legnosa, caratteri ecologici, ecc. dei boschi di territori di ampiezza più o meno vasta, eseguito ai fini della pianificazione territoriale e ambientale e della gestione delle risorse forestali. 7.1 Forma dei fusti arborei e misura delle loro sezioni trasversali. I fusti degli alberi, in particolare quelli delle conifere, possono essere assimilati a solidi geometrici di rivoluzione, generati dalla rotazione di segmenti di parabola intorno al proprio asse, assunto come coincidente con quello longitudinale del fusto. Tali solidi sono detti paraboloidi. Schematizzando, possono essere individuate quattro porzioni distinte del fusto di un albero, ciascuna assimilabile a un differente paraboloide: la parte basale del fusto, più o meno svasata, può ritenersi simile a un tronco di neiloide (Fig. 1.7a); segue una porzione del fusto assimilabile a un cilindro (Fig. 1.7b); la porzione seguente, che comprende la maggior parte del fusto, può ritenersi simile a un tronco di paraboloide di Apollonio (Fig. 1.7c); segue il cimale, che può essere assimilato a un cono (Fig. 1.7d). I piani paralleli perpendicolari all asse del fusto (sezioni trasversali) hanno forma assimilabile a quella di un cerchio. A parità di altri fattori, tale forma tende a diventare tanto più ellittica quanto maggiore d è l effetto dell azione del vento o dell inclinazione del terreno in cui l albero è radicato: le irregolarità sono più accentuate alla base del fusto (sezione al calcio o colletto), tendono a diminuire verso l alto e, per le specie arboree autoctone delle regioni temperate, sono generalmente trascurabili a partire dalla sezione a petto d uomo (sezione a 1,3 m da terra) in su. Nelle misurazioni dendrometriche, le sezioni trasversali dei fusti arc borei e dei tronchi sono quasi sempre assimilate a dei cerchi, con superficie pari a: p c2 s 5 d2 5 4 4p dove: d 5 diametro della sezione; c 5 circonferenza della sezione. Nel caso di sezioni trasversali di forma nettamente ellittica, si ha: s5 p d d 4 min max b 7 g d c tr la c in q p in n è a n u 7 d s lc c q tr a FIG. 1.7 Schematizzazione geometrica di un fusto arboreo. dove: dmin 5 asse minore della sezione; dmax 5 asse maggiore della sezione. Il diametro dei fusti arborei e dei tronchi viene misurato con apposito calibro in lega metallica, detto cavalletto dendrometrico (o, più semplicemente, cavalletto). d 5 d 7.2 Cubatura di tronchi e di fusti di alberi atterrati. La stima del volume legnoso di alberi in piedi, di tronchi e di legnami lavorati tramite la misura delle loro dimensioni, viene detta cubatura. F01_7_Dendometria.indd 116 5/30/18 7:59 AM F p

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta