7.3.2 Cubatura di legname accatastato

DENDROMETRIA, DENDROAUXOMETRIA, INVENTARI FORESTALI o edi r e, F 119 d1 w1 l li o o r- FIG. 1.9 Esemplificazione della cubatura di una trave squadrata con la formula di Hauska. w2 d2 a, o 7.3.2 Cubatura di legname accatastato. Molti assortimenti legnosi di piccole dimensioni unitarie, quali la legna da ardere, i tronchetti da cartiera, la legna da triturazione, ecc. sono spesso commercializzati in base al volume apparente delle cataste prismatiche in cui vengono accumulati. Il volume apparente di una catasta di legna si esprime in unità steriche: un metro stero (mst) equivale al volume di una catasta avente altezza, larghezza e lunghezza pari a 1 m. Il rapporto tra il volume reale dei pezzi legnosi accatastati e il volume apparente della catasta è detto coefficiente di volume (m, in m3 mst21): esso varia in funzione della specie, della dimensione e forma dei pezzi legnosi e della loro nodosità e, infine, dipende in misura considerevole anche dalla capacità e diligenza dell accatastatore. Per le cataste di legna da ardere si può ritenere m in genere compreso tra 0,4 e 0,6 (in media, m 5 0,5). Per la legna dei cedui della macchia mediterranea (forteto), in media m 5 0,3. Per tronchetti di conifere o di pioppo, i valori di m più frequenti sono compresi tra 0,65 e 0,75: possono arrivare a 0,8 nel caso di tronchetti da cartiera scortecciati o scendere a 0,55 per tronchetti con corteccia mal sramati. Le cataste di pezzi da spacco hanno in media valori di m pari a 0,50-0,55. Per stimare il valore di m di un lotto di legna si procede alla scelta di alcune cataste campione (o di loro porzioni) e alla misura del loro volume sterico. Le cataste campione (o le porzioni scelte) vengono poi disfatte e si misura il volume reale dei pezzi che le compongono, con metodo geometrico (i singoli pezzi sono cubati con la formula della sezione mediana) o silometrico (i pezzi sono introdotti in un recipiente cilindrico pieno di acqua, detto silometro, e viene rilevato il conseguente spostamento di volume di acqua). Nei luoghi di consumo il legname di piccole dimensioni viene in genere venduto a peso (in t; 1 t 5 1 Mg 5 10 quintali). Per determinare il peso p (in t) dei pezzi legnosi accatastati partendo dal volume sterico vst delle cataste, valgono le seguenti relazioni: v 5 mvst ; p 5 pspv a); a ). dove: v 5 volume reale (in m3) dei pezzi legnosi accatastati; psp 5 massa volumica dei pezzi legnosi accatastati (in t m23). La massa volumica di un pezzo legnoso dipende dalla specie cui appartiene (®F.1.12 Tecnologia del legno) e dall umidità in esso contenuta. oir 9. ù di si a a a e e a elo n- a el e F01_7_Dendometria.indd 119 F 5/30/18 7:59 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta