7.4.2 Aree di saggio

uri e, a a di n no r a a ti di e za li li u o ) o a- o ti a li DENDROMETRIA, DENDROAUXOMETRIA, INVENTARI FORESTALI F 121 Oltre al numero di fusti arborei in ciascuna classe diametrica, il cavallettamento consente anche di determinare: 10.000 numero di fusti arborei a ettaro: Nha 5 N , dove N è il numero di fusti arborei a cavallettati nel soprassuolo (o nell area di saggio) di superficie a (in m2); area basimetrica del soprassuolo (o dell area di saggio), in m2: G 5 a gi , dove i51 N p 2 d i è l area basimetrica dell i-esimo fusto arboreo cavallettato (in m2), di diametro 4 a petto d uomo pari a d (in m); 10.000 area basimetrica a ettaro (in m2 ha21): Gha 5 G a gi 5 4G pN 7.4.2 Aree di saggio. Ai fini dendrometrici, le aree di saggio sono preferenzialmente di forma circolare, con ampiezza in genere compresa tra 200 e 600 m2 (almeno 400 m2 nelle fustaie) e comunque tale da includere, in media, almeno 12-15 fusti arborei. Nel procedere al campionamento con aree di saggio, si consiglia di utilizzare aree di saggio della stessa grandezza per tutti i punti di sondaggio in un dato soprassuolo. Se il terreno ha inclinazione pari a bb (in °), la superficie a (in m2) di un area di saggio di raggio r (in m) misurato parallelamente al terreno è pari a a 5 pr 2 cos b . Le aree di saggio circolari hanno il vantaggio di presentare la minima probabilità di alberi sul bordo, essendo il cerchio la figura geometrica con il minimo perimetro a parità di superficie. Per aree di saggio di considerevole estensione (.1.000 m2) è comunque, in genere, operativamente più agevole adottare una forma quadrata o rettangolare. Nel caso di aree di saggio di forma trapezoidale, la loro superficie può essere determinata scomponendola in triangoli e stimando la superficie di ciascun triangolo mediante la formula di Erone : diametro medio dei fusti arborei (in m): dg 5 F a 5 "p 1 p 2 b 2 1 p 2 c 2 1 p 2 e 2 dove: p 5 lunghezza del semiperimetro del triangolo; b, c, e 5 lunghezza dei lati del triangolo. 7.4.3 Misure ipsometriche. detta curva ipsometrica la rappresentazione grafica o analitica della relazione tra altezza totale (h) e diametro a petto d uomo (d ) dei fusti arborei nel soprassuolo considerato. La rappresentazione analitica è ottenuta mediante la misurazione di h, con l ausilio di appositi strumenti detti ipsometri, e di d su un campione di fusti arborei e la successiva regressione statistica di h in funzione di d, espressa in genere tramite equazioni del tipo h 5 bo 1 b1"d o h 5 bo 1 b1 ln d , i cui coefficienti b0 e b1 possono essere agevolmente calcolati secondo il metodo dei minimi quadrati con un qualsiasi foglio elettronico. Per la costruzione di una buona curva ipsometrica è in genere accettabile la misurazione di h su una percentuale non superiore a 0,5-1% del numero totale di fusti arborei inclusi nel soprassuolo considerato, a seconda dell omogeneità strutturale, della densità e dell estensione del soprassuolo stesso (50-100 fusti in particelle forestali di medie dimensioni). F01_7_Dendometria.indd 121 5/30/18 7:59 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta