7.5 Cubatura di soprassuoli forestali: metodi analitici

ze e r u4 nen vo a m2 ea a: o- a DENDROMETRIA, DENDROAUXOMETRIA, INVENTARI FORESTALI In quest ultimo caso, l osservatore si pone a una distanza dal fusto di 15, 20, 25 o 30 m (le quattro distanze corrispondenti alle scale ipsometriche del relascopio) e impiegando la scala ipsometrica corrispondente alla distanza prescelta divide il fusto in tronchi virtuali: per ciascuno di questi tronchi è stimato il diametro a metà lunghezza, tramite la banda di numerazione del 4 (Fig. 1.11), in base alle relazioni di cui alla Tabella 1.8. Il volume del fusto viene quindi calcolato con la formula di Heyer. 7.5 Cubatura di soprassuoli forestali: metodi analitici. Nella cubatura dei soprassuoli forestali, il volume legnoso stimato per le conifere è, in genere, di tipo cormometrico (volume del fusto con corteccia), mentre per le latifoglie è, in genere, di tipo dendrometrico (volume del fusto con corteccia più volume dei rami). Viene detto coefficiente di riduzione ordinario ( f ) il rapporto tra il volume legnoso (cormometrico o dendrometrico) di un albero, misurato per sezioni, e il volume cilindrometrico del suo fusto (pari a gh, dove g è l area basimetrica del fusto e h la sua altezza). F 123 [m] 12 17 cm 1 9 26 cm 1 6 45 cm 1 F 3 50 cm 1 1 FIG. 1.11 Uso del relascopio per la misura del diametro del fusto a qualsiasi altezza. TAB. 1.8 Diametro del fusto (in cm) in funzione della distanza dall operatore e della banda di numerazione del relascopio che lo copre esattamente Distanza (m) 1 1 1 1/4 Banda di numerazione 1 1 2/4 1 1 3/4 4 10 15 20 25 30 20 30 40 50 60 25 35,5 50 62,5 75 30 45 60 75 90 35 52,5 70 87,5 105 40 60 80 100 120 7.5.1 Cubatura con tavole stereometriche. Le tavole stereometriche di cubatura sono tabelle, valevoli per singole specie arboree forestali o per gruppi di specie a valenza dendrometrica comune, che riportano i valori attesi (in senso statistico) della massa legnosa di singoli alberi in funzione di uno o più loro attributi, da rilevare in bosco. L impiego delle tavole stereometriche si fonda sul postulato empirico della dendrometria, secondo cui alberi della stessa specie legnosa (o di specie a valenza dendrometrica comune), della stessa classe di diametro e altezza, cresciuti in boschi di un territorio geografico più o meno vasto, sottoposti a una medesima forma di governo e di trattamento tendono ordinariamente a una forma tipica caratteristica. F01_7_Dendometria.indd 123 5/30/18 7:59 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta