7.5.2 Cubatura con tavole di popolamento

a a s- e n . n o, la o a o o e- el e e rao o, di el ni e e a el vri e e e DENDROMETRIA, DENDROAUXOMETRIA, INVENTARI FORESTALI F 125 7.5.2 Cubatura con tavole di popolamento. Nel caso in cui si debbano eseguire stime rapide e a costi ridotti, volti a fornire valutazioni complessive della massa legnosa per unità di superficie e, in particolare, qualora non sia necessario conoscere la ripartizione della massa legnosa in assortimenti diversi, come avviene nella gran parte dei casi per i cedui, può rivestire specifico interesse l impiego delle tavole di cubatura di popolamento. Si tratta di tabelle che riportano il valore medio atteso del volume (o del peso fresco) della massa legnosa a ettaro in funzione di attributi di facile rilevamento: altezza media o altezza dominante del soprassuolo o altezza del pollone dominante e area basimetrica a ettaro. L impiego delle tavole di popolamento è indicato nelle situazioni in cui sia possibile adottare procedure speditive per la determinazione dell area basimetrica a ettaro: in particolare, l ambito applicativo preferenziale è quello del rilevamento campionario con stima relascopica dell area basimetrica e misura dell altezza media o dominante (a seconda della tavola impiegata) in corrispondenza dei punti di sondaggio relascopico. 7.5.3 Cubatura con alberi modello. I metodi degli alberi modello per la cubatura dei soprassuoli forestali si basano sul presupposto che la massa legnosa di un insieme di alberi è uguale al prodotto del numero di alberi per la loro massa legnosa media. In genere, la variabilità del volume legnoso dei singoli alberi in un dato soprassuolo è tale che il numero di alberi campione su cui misurare con accuratezza (per sezioni) la massa legnosa risulterebbe troppo elevato: con i metodi degli alberi modello si cerca di ridurre artificiosamente tale numero, procedendo mediante un campionamento rappresentativo, basato sulla scelta di unità campionarie considerate tipiche. Il metodo degli alberi modello più utilizzato è quello del cosiddetto albero modello unico, secondo cui il volume V (in m3) del soprassuolo è pari a: F V 5 Ghm fm dove: G 5 area basimetrica del soprassuolo (in m2); hm 5 altezza media del soprassuolo (in m); fm 5 coefficiente di riduzione ordinario medio. Per l applicazione di questo metodo occorre procedere a: 1. cavallettamento del soprassuolo; 2. misurazione dell altezza di un sufficiente numero di fusti arborei con diametro a petto d uomo pari o prossimo al diametro medio, e stima di hm; 3. misurazione del coefficiente di riduzione ordinario su 5-6 fusti (detti alberi modello), di diametro pari o prossimo a quello medio e di altezza pari o prossima a quella media e di forma rappresentativa della forma media degli alberi nel soprassuolo considerato, e calcolo di fm. Un miglioramento della precisione estimativa è ottenibile con i cosiddetti metodi degli alberi modello plurimi, tra i quali si cita in particolare il metodo di Urich che prevede la stratificazione degli alberi cavallettati in gruppi dimensionali, suddividendo la seriazione ordinata in modo crescente dei diametri a petto d uomo in tante parti di uguale numero di alberi, quanti sono i gruppi da formare (in genere, tre: gruppo degli alberi piccoli, gruppo degli alberi medi, gruppo degli alberi grossi): ciascun gruppo sarà quindi cubato mediante determinazione del coefficiente di riduzione ordinario su 5-6 alberi modello di diametro e altezza pari, o prossimi, ai valori medi del gruppo considerato. Da un punto di vista strettamente operativo, i metodi degli alberi modello sono raramente consigliabili, soprattutto nei casi in cui venga eseguito il cavallettamento totale. A essi, e in particolare al metodo dell albero modello unico, si può talora ricorrere per la cubatura di cedui destinati alla produzione di legna da ardere. F01_7_Dendometria.indd 125 5/30/18 7:59 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta