7.10 Stima dell’incremento del volume legnoso di fusti di

e di a ae ): 6 . el e a di li li o e ns. l- il rro r a o à o DENDROMETRIA, DENDROAUXOMETRIA, INVENTARI FORESTALI F 129 incremento corrente di volume legnoso, rappresentato dall accrescimento corri- spondente a un annata specifica (generalmente, l ultimo anno trascorso) della vita di un albero o di un insieme di alberi: in sede operativa, l incremento corrente viene determinato come valore annuale medio di un incremento periodico di volume legnoso; incremento percentuale di volume legnoso, pari al rapporto percentuale fra un incremento corrente di massa legnosa e la massa preesistente che lo ha prodotto e sulla quale si è cumulato. Con riferimento a singoli alberi o a soprassuoli coetanei, possono inoltre essere evidenziate le seguenti leggi della dendroauxonomia: 1. l incremento medio culmina temporalmente sempre dopo l incremento corrente; 2. l incremento medio è minore, uguale o maggiore dell incremento corrente, a seconda che nel breve periodo, esso risulti crescente, stazionario o descrescente; 3. nell anno di culminazione dell incremento medio, l incremento percentuale è pari a 100/E , dove E è l età dell albero o del soprassuolo coetaneo (in anni). F 7.10 Stima dell incremento del volume legnoso di fusti di alberi atterrati 7.10.1 Metodo del diametro mediano. Per la stima dell incremento di volume Dv (in m3) di un fusto arboreo tra l età Et (in anni) e l età Et 1 l, (in anni), vale la relazione approssimata (Fig. 1.12): Dv > p 2 l 1 dEt 1 l 2 dE2t 2 4 l Anno t 1 1 dt 1 1 Anno t dt dove: l 5 lunghezza totale del fusto all età Et 1 l (in m); dEt 1 l 5 diametro del fusto misurato a metà altezza l all età Et 1 l (in m); dEt 5 diametro del FIG. 1.12 Determinazione dell incremento di volume di un fusto atterrato fusto misurato a metà lunghezza l, ma secondo il metodo del diametro mediano. con riferimento all età Et (in m). 7.10.2 Metodo dell analisi del fusto. Si abbia un fusto arboreo di E anni. Si sezioni il fusto in tronchi di lunghezza costante (pari a 1, 2 o 4 m). Si conti il numero di anelli sulle sezioni di base di ciascun tronco. Indicando con yi l altezza della i-esima sezione lungo il fusto e con xi il numero di anelli contati su di essa, si ha che l età del fusto a quell altezza è pari a ti 5 E 2 xi. Riportando su un grafico in ascissa il valore di ti e in ordinata il valore di yi (sfasato di 0,5 anni: per esempio, per ti 5 10, il valore yi deve essere posto in corrispondenza dell ascissa 10,5), si può stimare per interpolazione grafica l altezza (he, per e 5 1, 2, , E) raggiunta dal fusto alla fine di ogni stagione vegetativa (Fig. 1.13). Si misuri poi su ciascuna i-esima sezione lungo il fusto il raggio medio della sezione stessa a diverse età ( rie ). Si riportino quindi su grafico: in ordinata, i valori yi; in ascissa, i corrispondenti valori rie ; inoltre, in ordinata si riportino anche i valori di he. F01_7_Dendometria.indd 129 5/30/18 7:59 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta