7.12.5 Dimensionamento della numerosità del campione

e a a e odi oo ati di o mla ae à e mi, o- di ti ae a o a- aul cà di di DENDROMETRIA, DENDROAUXOMETRIA, INVENTARI FORESTALI F 139 impiegata per stimare i parametri statistici della variabile y a livello di intera popolazione, tramite i parametri della variabile ausiliaria stimati sul campione principale. Un esempio di campionamento a due fasi per rapporto è rappresentato da una delle procedure maggiormente impiegate per la cubatura dei soprassuoli con relascopio. Un esempio di campionamento a due fasi per regressione si ha per la stima della massa legnosa dei soprassuoli forestali mediante misura dell ampiezza delle chiome su immagini telerilevate ad altissima risoluzione. La prima fase di campionamento consiste nella misura dell ampiezza delle chiome su un cerchietto posto in corrispondenza dei punti nodali (campione principale) di un grigliato sovrapposto alle immagini stesse. La seconda fase del campionamento consiste nel rilievo della massa legnosa su aree di saggio a terra, localizzate in corrispondenza di un sottocampione di punti (campione secondario) e di estensione unitaria uguale a quella, in scala, del cerchietto sulle immagini: il rilievo a terra fornisce valori di massa accurati e consente di istituire una regressione fra tali valori e l ampiezza delle chiome rilevata sulle immagini. Tramite la regressione istituita sul sottocampione, è poi possibile stimare la massa legnosa per tutti i punti campione in base ai valori di ampiezza delle chiome misurati nella prima fase. Nel caso del campionamento a due fasi per la stratificazione, in una prima fase viene selezionato il campione principale e per ciascuna unità campionaria estratta viene verificato lo strato cui appartiene. Sulla base dei risultati di prima fase, è quindi possibile stimare il peso associato a ciascuno strato. In seconda fase, viene estratto da ogni strato un sottocampione di unità su cui è rilevato l attributo oggetto di interesse. Dunque: 1. viene estratto in blocco dalla popolazione un campione casuale (campione principale), sufficientemente grande di n unità e viene rilevato il numero nj di unità ricadenti nel j-esimo strato (n deve essere tanto grande che la probabilità che nj sia uguale a zero in qualche strato dovrebbe risultare pressocché nulla); 2. dal campione principale è estratto un sottocampione (campione secondario) e in ciascuna unità del sottocampione viene rilevato l attributo y oggetto di inventario. Le statistiche dell attributo y rilevato in seconda fase vengono poi estese all intera superficie dello strato così come stimata in prima fase. In genere, la prima fase viene condotta su immagini telerilevate e le unità campionarie sono rappresentate da fotopunti (stratificazione per punti). In seconda fase si opta, in genere, per una ripartizione proporzionale della numerosità del sottocampione nei vari strati, nel senso che tanto più ampio risulta lo strato, sulla base delle evidenze campionarie ottenute in prima fase, tanto più ampio è il sottocampione, rappresentato da aree di saggio a terra. La differenza tra il campionamento a due fasi per la stratificazione e il campionamento stratificato consiste appunto nel fatto che nel primo caso l ampiezza dei singoli strati non è nota a priori, bensì stimata nel corso del campionamento stesso. Questo schema di campionamento è quello cui si fa più frequentemente riferimento nelle correnti applicazioni d inventariazione delle risorse forestali su ampie superfici. F 7.12.5 Dimensionamento della numerosità del campione. Momento fondamentale della progettazione di un rilevamento campionario è la scelta della numerosità del campione: si tratta di una decisione cruciale, in quanto un campione troppo piccolo può dare risultati poco affidabili, mentre un campione troppo grande può implicare uno spreco di F01_7_Dendometria.indd 139 5/30/18 7:59 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta