1.2.2 Trattamento dei cedui

F 14 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE va reciso quanto più è possibile in vicinanza del tronco; si evita per le specie che cicatrizzano difficilmente o sono soggette a danni del legno (Faggio, Frassino, Douglasia) e per le piante con diametro superiore a 20 cm. La potatura dei rami secchi è sempre utile, perché evita l inglobamento di monconi (che danno luogo ai nodi mobili del tavolame) e riduce il pericolo che, in caso d incendio, il fuoco si trasmetta dalla lettiera alle chiome. La potatura va limitata agli alberi scelti, che si suppone giungano a fine turno, ossia a 200-250 individui ha21. Aspetti particolari assumono le potature di allevamento e di produzione nei boschi a produzione mista (castagneti, sugherete) e negli impianti di arboricoltura da legno. 1.2.2 Trattamento dei cedui. I cedui possono essere trattati con taglio raso o con taglio a sterzo. Il taglio raso consiste nell abbattimento di tutti i polloni presenti sulla superficie destinata al taglio. Il taglio viene fatto in prossimità del suolo (a ceppaia), mentre in bosco non si pratica più la ceduazione a capitozza, con taglio a 1-3 m dal suolo, o a sgamollo, con taglio dei soli rami laterali. Queste forme di ceduazione sono invece ancora diffuse nelle zone agricole in filari o come alberi sparsi e contribuiscono alla produzione legnosa fuori foresta. Vengono rilasciate le matricine, ossia piante provenienti da seme o, in loro assenza, da polloni destinati a produrre seme da cui ottenere il rimpiazzo delle ceppaie che progressivamente muoiono. Il numero di matricine da rilasciare, con distribuzione regolare oppure a gruppi, è di 30-60 individui ha21, ma spesso, anche nel caso di boschi cedui con una soddisfacente densità di ceppaie, viene attuato il rilascio di un numero assai superiore, con effetti sfavorevoli sulla vigoria delle ceppaie del ceduo. Al momento del taglio del ceduo le matricine hanno un età pari a 2-3 volte l età del ceduo stesso, mentre gli individui appena rilasciati, di età pari a quella del ceduo, sono denominati allievi. Ove possibile si rilasciano matricine appartenenti a specie scarsamente diffuse, che possono anche fornire legno da opera di qualità pregiata, come i sorbi o il ciliegio, oltre che rappresentare una fonte alimentare per l avifauna. Le matricine non sono necessarie nei cedui di specie che fruttificano precocemente o che si propagano facilmente per polloni radicali, per esempio robinia e nocciolo (cedui semplici). Al fine di aumentare la diversità biologica è opportuno, e talvolta prescritto, il rilascio permanente di alcuni alberi per favorire gli organismi che si insediano su cortecce vecchie, nel legno morto o nelle cavità nei tronchi. Il taglio a sterzo viene eseguito abbattendo solo una parte dei polloni (i più grossi e teoricamente i più vecchi) presenti sulle ceppaie; in seguito al taglio si formano nuovi polloni, così che sulla stessa ceppaia si trovano polloni di due o tre età diverse. Il ceduo è una forma di governo che rende facile la rinnovazione, fornisce una produzione di scarso valore (legna da ardere, paleria), ma in tempi relativamente brevi non richiede interventi colturali intercalari. Il taglio raso, l asportazione di materiale giovane e la brevità del ciclo produttivo agiscono negativamente sul suolo (maggiori prelievi di nutrienti, rapida alterazione della sostanza organica nel terreno, erosione). Con il taglio a sterzo, che attualmente si applica quasi solo ai cedui di Faggio, la protezione del suolo è migliore e viene maggiormente conservata la vitalità delle ceppaie. La ramaglia abbandonata dopo il taglio contribuisce alla protezione del suolo nei primi anni dopo il taglio e riduce la perdita di nutrienti, ma aumenta, sia pure temporaneamente, il rischio d incendio. Opportunamente distribuita intorno alle ceppaie, rappresenta una protezione dal morso degli ungulati (®F.1.6 Rapporti tra l ambiente forestale e la fauna selvatica). F01_1_Selvicoltura_Generale.indd 14 14/06/18 18:58 fu c v p r fa n te p te p p le a ( a n d v d L c c d d d fu d d m a m l q

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta