8.4.2 Vie di esbosco temporanee o provvisorie

n e- o ane o o o ti aè io di a vi ti e a o r ) li LE UTILIZZAZIONI FORESTALI F 149 Piste camionabili, larghe 3,5-4,0 m e meno ripide delle piste, sono opportune soprattutto in zone a rischio di incendio, essendo percorribili a fondo asciutto da parte di automezzi antincendio. Le vie di esbosco permanenti agevolano la selvicoltura permettendo di effettuare economicamente e senza eccessivi danni al bosco anche tagli di debole intensità, come i diradamenti. Vanno predisposte al primo intervento; se realizzate razionalmente e opportunamente mantenute, ossia messe a riposo dopo ogni utilizzo, presidiandole contro l erosione dell acqua, restano disponibili per interventi successivi. 8.4.2 Vie di esbosco temporanee o provvisorie Risine, linee di avvallamento artificiali, venivano costruite in passato su terreni inclinati con lo stesso legname proveniente dall utilizzazione. Attualmente vengono impiegate le canalette , risine in plastica per legna e legname di piccole dimensioni, per l esbosco in discesa su terreni con pendenza superiore al 20% e su distanze inferiori a circa 200 m. Linee di gru a cavo che vengono impiegate su terreni inclinati o ripidi per l esbosco sia in salita che in discesa, su distanze fino a 1 km o poco più. Rigidamente rettilinee, le linee sono larghe 3-4 m. Le vie di esbosco provvisorie sono idonee per utilizzazioni forti e concentrate, quando rilevanti quantità di legname compensano l onere del montaggio delle linee di teleferica e delle risine; comportano costi elevati per tagli di debole intensità, in particolare se viene utilizzato legname di piccole dimensioni. 8.5 Il sistema di esbosco. Viene scelto in base alla pendenza del terreno, alla direzione di esbosco (in salita o in discesa), alla posizione delle strade, alle caratteristiche del soprassuolo e del taglio, ossia all intensità del prelievo, e alle dimensioni del legname utilizzato (Tab. 1.12, Tab. 1.13 e Tab. 1.14). TAB. 1.12 F Pendenza del terreno Classi di pendenza 1a 2a 3a 4a 5a del terreno, % 0 20 40 60 80 e più Terreni da trattori da teleferiche TAB. 1.13 Taglio/esbosco TAB. 1.14 Caratteristiche dimensionali Intensità del taglio debole medio forte Dimensioni del legname m3/ha ,40 40-80 .80 Volume unitario, m3/pezzo piccole medie grandi ,0,1 0,1-0,2 .0,2 In cedui: esbosco della legna allestita sul letto di caduta (SWS) con trattrici a doppia trazione (trazione integrale), con rimorchi monoasse a ruote motrici, con pianale triribaltabile, della capacità di 5-8 mst, idoneo per lunghe distanze di esbosco (.1 km) e purché siano disponibili buone piste; più frequentemente con trattrici a soma , con legna depezzata a 1 m in gabbie portate dal sollevatore idraulico posteriore (terzo punto con martinetto idraulico a doppio effetto) e anteriormente su un portapallet. Capacità complessiva delle gabbie da 3,5 a 5,5 mst, secondo le dimensioni dei trattori e la capacità dei loro sollevatori, in pratica poco più della metà del carico di un rimorchio. Si ricorre a questo sistema di esbosco su terreni della 1a e 2a classe di pendenza, anche della 3a se dotati di una buona rete di piste. F01_8_Utilizzazioni_Forestali.indd 149 5/30/18 8:09 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta