SEZIONE F

a) e oe o, o ti ue a a e e e io n Al o oe il n o o c- e vi ovi e ri ). ee. mi ae- e GOVERNO E TRATTAMENTO DEI BOSCHI F 15 I cedui di Faggio, in passato trattati con taglio a sterzo, sono stati spesso avviati all alto fusto oppure non utilizzati e quindi per essi ha avuto inizio la conversione per invecchiamento. Dove la ceduazione è ripresa dopo molti anni di abbandono, l utilizzazione viene condotta in forme che ricordano il taglio a sterzo, ma con scarsi polloni giovani. Quando il taglio eseguito a ceppaia la superficie di taglio deve essere quanto più possibile vicina al terreno. In passato nei cedui degradati si adottavano forme di taglio rivolte a stimolare la formazione di polloni nella parte più bassa della ceppaia, così da facilitare la formazione di apparati radicali autonomi: la succisione, ancora impiegata negli impianti di arboricoltura da legno, consiste nel taglio della ceppaia a livello del terreno, mentre con la tramarratura il taglio viene eseguito dopo aver scalzato una parte della ceppaia così che la superficie di taglio viene a trovarsi sotto il livello del terreno. Nei cedui di faggio e di castagno il rinfoltimento veniva ottenuto mediante la propagginatura tecnica che consiste nel rilascio, al momento della ceduazione, di un pollone sottile che viene piegato al suolo e interrato lasciando sporgere la parte apicale, così da stimolare la radicazione in corrispondenza della parte mediana. I cedui a turno breve (short rotation forestry) sono costituiti da impianti di specie a rapido accrescimento: pioppi (cloni euroamericani diversi), salici, robinia, eucalitti (Eucalyptus globulus, E. camaldulensis), costituiti su terreni destinati in precedenza all agricoltura, allo scopo di produrre elevate quantità di legno da destinare a triturazione o da utilizzare come combustibile. La densità è di 2-15.000 ceppaie ha21. Il turno è di 2-6 anni. Il terreno, che deve essere scelto tra quelli con buone capacità produttive, viene preparato con lavorazione meccanica e la coltura è sostenuta da concimazioni, diserbi e trattamenti antiparassitari. L utilizzazione è eseguita con mezzi meccanici. La produzione di sostanza secca, destinata alla cippatura, è di 100-200 q ha21 anno21. I cedui composti (forma di governo del bosco in netto regresso) sono soprassuoli cedui nei quali vengono mantenuti alberi ad alto fusto. Quando la fustaia è formata da conifere, si parla di cedui coniferati. Il ceduo viene trattato a taglio raso e in occasione del taglio si rilasciano alcune piante, nate possibilmente da seme, e si abbatte una parte degli alberi rilasciati nelle ceduazioni precedenti. La fustaia è quindi formata da individui d età pari a 2, 3 e talvolta 4 volte l età del ceduo. Per evitare che la copertura della fustaia riduca eccessivamente la vigoria del ceduo, si ritiene che il numero di alberi d alto fusto non debba superare le 140 unità e che il grado di copertura delle chiome debba essere compreso tra 1/3 della superficie, una volta eseguito il taglio, e 2/3 nel momento che lo precede. Il ceduo composto che talvolta fornisce, oltre alla legna da ardere, una quantità modesta di legname da opera di mediocre qualità, esercita una migliore protezione del suolo rispetto al ceduo semplice e viene talvolta utilizzato per l allevamento brado dei suini, pratica molto diffusa in passato. Il cambiamento della forma di governo viene indicato come conversione. Il caso più frequente è quello della conversione da ceduo semplice a fustaia, che viene effettuata mediante: la sostituzione di specie e, quindi, con introduzione per impianto della specie desiderata. Questo metodo è molto laborioso data la necessità di proteggere le piante introdotte dalla concorrenza dei polloni del ceduo, oltre che dalla vegetazione arbustiva infestante; la stessa specie con la rinnovazione naturale. Il metodo adottato più di frequente (detto della matricinatura intensiva) consiste nel lasciar invecchiare il ceduo destinato alla conversione fino a 20-30 e più anni (in relazione alla specie e alla fertilità) e quindi nel sottoporlo a un taglio di avviamento all alto fusto che equivale a un diradamento. F01_1_Selvicoltura_Generale.indd 15 F 14/06/18 18:58

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta