9. Assestamento forestale

ASSESTAMENTO FORESTALE F.1 F 157 9. Assestamento forestale 9.1 Il Piano forestale Il Piano di assestamento forestale ha valore di legge in base al d.l. 3267/1923 e regolamenti attuativi. Il d.l. 227/2001 ha assegnato alle Regioni le competenze in merito alla pianificazione forestale; lo Stato mantiene il compito di emanare linee-guida nazionali. Il Piano di assestamento viene chiamato anche Piano economico forestale o Piano di gestione forestale. L assestamento ha avuto origine almeno due secoli fa come tecnica organizzativa aziendale finalizzata a rendere massimi e costanti la fornitura di legname e il valore del prodotto sul mercato; l obiettivo veniva perseguito programmando, per gli anni e i decenni a venire, le operazioni colturali da eseguire nel bosco. Esigenze primarie da soddisfare erano la perpetuità delle formazioni arboree e l elevatezza dei loro ritmi di accrescimento: requisiti che anticipavano, nella limitatezza di intenti prevalentemente produttivi, alcuni dei principi della gestione forestale sostenibile. Oggi il legname costituisce una fonte di reddito meno importante che in passato; inoltre aspettative crescenti dell intera società si sovrappongono a quelle tradizionalmente produttive che animano il titolare dell azienda forestale. Al bosco si riconosce la funzione di erogare benefici e servizi di carattere protettivo, ambientale e culturale, tanto che ormai lo si considera patrimonio irrinunciabile da tutelare a vantaggio di tutta la collettività, anche a costo di subordinare gli interessi del singolo. Di conseguenza l assestamento deve confrontarsi, nella misura più esauriente possibile, con esigenze eterogenee, spesso conflittuali e non sempre facilmente quantificabili, ma non per questo meno reali e urgenti; insomma deve connotarsi sempre più espressamente come uno strumento di gestione a obiettivi plurimi. I problemi nuovi da affrontare richiedono sistemi innovativi di analisi e di strategia. Tuttavia la disciplina assestamentale, che per lungo tempo si è evoluta attorno al problema predominante della produzione di legname, mantiene ancora legata a questa impostazione buona parte dei suoi concetti interpretativi e lo stesso lessico di base; per gli stessi motivi è rimasta essenzialmente ancorata al contesto aziendale, talvolta nella forma di consorzio di multiproprietà. Alcune Regioni stanno mettendo a punto anche altri tipi di piano, da affiancare a quelli tradizionali, ma predisposti su scala più ampia, per indirizzare e controllare più efficacemente l uso delle risorse forestali su comprensori estesi (intere vallate, Comunità montane e ambiti simili): si tratta dei piani forestali territoriali, nel prossimo futuro prevedibilmente destinati a trovare una larga diffusione. F 9.1.1 Le fasi del processo di piano. Non è possibile definire rigorosamente uno schema tipico di processo di piano, poiché alcuni problemi gestionali impongono analisi informative dettagliate e complesse, e invece altri ammettono approcci più sbrigativi; dunque non è pensabile raccogliere in tutti i casi gli stessi dati, eseguire le stesse elaborazioni e neppure suddividere la foresta seguendo i medesimi criteri. Prima di iniziare i rilievi in bosco occorre invece farsi un idea generale delle strategie di programmazione degli interventi da perseguire nei vari tipi di bosco presenti, identificando volta per volta quali siano i dati effettivamente indispensabili e i passi del processo decisionale da mettere in atto. La sequenza delle fasi principali nelle quali il processo di piano si articola è la seguente: identificare gli obiettivi da perseguire; F01_9_Assestamento_Forestale.indd 157 5/30/18 8:10 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta