9.2.1 Particelle e sottoparticelle

t- e n- aa a e o e o pe o o zo. e r- iane. o a, ei a ti a e di - ASSESTAMENTO FORESTALE F 159 9.2.1 Particelle e sottoparticelle. Sono le unità tecniche elementari di gestione della foresta, cioè costituiscono la porzione minima di territorio sulla quale si organizza: l a raccolta ordinata dei dati che classificano e descrivono le condizioni del bosco e del luogo e che guidano le operazioni di elaborazione del piano; l edizione su carta di tutte le informazioni che servono a programmare e a eseguire correttamente gli interventi; i l controllo sull applicazione del piano, la registrazione degli interventi che vengono effettuati e quella dei fatti imprevisti e importanti che si verificassero. La compartimentazione deve soddisfare vari requisiti di uniformità gestionale interna, inequivocabilità e stabilità dei confini nel tempo, basso costo di delimitazione. Le particelle hanno limiti appoggiati a linee fisiografiche riportate su mappa e immediatamente riconoscibili sul terreno: può trattarsi di corsi d acqua, linee di compluvio, crinali, strade, sentieri, elettrodotti, ecc. I limiti di proprietà aziendale, anche se non fisiografici, chiudono dall esterno la rete dei poligoni particellari; anche i limiti amministrativi che attraversino la proprietà (comune, regione o altro) costituiscono linee sulle quali attestare necessariamente le particelle. Non sempre i poligoni fisiografici di particella sono sufficientemente uniformi al loro interno; altre volte sono troppo estesi. In questi casi la particella è una semplice cornice di riferimento topografico e al suo interno si delimitano sottoparticelle, attestate su linee anche non fisiografiche (per esempio seguendo i limiti fra tipi diversi di bosco o fra zone a diversa vocazione attitudinale). Le unità base della compartimentazione sono costituite: dalle particelle che non è necessario suddividere internamente; dalle sottoparticelle eventualmente istituite internamente a particelle più grandi. Ogni unità base della compartimentazione viene considerata singolarmente per quanto riguarda i rilievi da eseguire, l elaborazione delle strategie di piano e la programmazione degli interventi. Si tenga conto che spesso, nella pratica operativa, le varie unità base della compartimentazione vengono indicate genericamente col termine particelle , sia che si tratti di particelle non suddivise internamente o di sottoparticelle; col termine particellare si indica l intero reticolo di compartimentazione del piano di assestamento. Le revisioni di piano devono modificare il particellare quanto meno possibile, per garantire la confrontabilità dei dati assestamentali nel tempo; occorre pertanto cercare di conservare i vecchi particellari, anche nel caso che siano basati su criteri diversi da quelli ora descritti. Identità colturale. Il riconoscimento delle identità colturali che caratterizzano formazioni vegetali contigue consente di valutare se sia necessario istituire particelle o sottoparticelle distinte: tipi limitrofi di popolamento riconducibili a identità colturali diverse richiedono di porre limiti di compartimentazione, operazione invece superflua se non si rilevano differenze di identità colturale. L identità colturale è la combinazione di quattro elementi determinanti per la gestione del bosco: 1. il tipo di formazione presente (formazioni arboree, arbustive, erbacee); 2. la composizione specifica del bosco, adottando i seguenti criteri ai fini della standardizzazione informativa: b oschi monospecifici, quando una sola specie occupa almeno l 80% della copertura arborea; F01_9_Assestamento_Forestale.indd 159 F 5/30/18 8:10 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta