SEZIONE F

F 160 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE boschi misti a prevalenza di una specie, quando la specie principale è presente per un aliquota variabile fra il 50% e l 80%; boschi misti a prevalenza di due specie, quando le due specie principali sono presenti entrambe con aliquote variabili fra il 20% e il 50% e nessuna delle altre supera il 20%; boschi misti a prevalenza di tre specie, quando le tre specie principali sono presenti con aliquote variabili fra il 20% e il 50% ciascuna e nessuna delle altre supera il 20%; boschi misti a partecipazione di più di tre specie negli altri casi; 3. la selvicoltura applicabile nel prossimo futuro: g overno a ceduo; c onversione ad alto fusto di un bosco di origine agamica; c oesistenza fra ceduo e alto fusto (tipicamente ceduo composto o ceduo coniferato); t rattamento a taglio raso o tagli successivi; t rattamento a taglio a scelta; a rboricoltura specializzata da legno o da frutto o per produzioni non legnose; b osco-parco a fini turistico-ricreativi; i nterventi selvicolturali di impatto minimo suggeriti dall evoluzione spontanea del bosco nell intento di raggiungere un livello più elevato di stabilità ecologico-vegetazionale; e voluzione naturale incontrollata senza interventi selvicolturali; 4. la funzione caratteristicamente assegnabile alla particella o sottoparticella: p roduzione di legno; p rodotti non legnosi degli alberi (frutti, corteccia o altro); p rodotti del suolo o del sottobosco (funghi o altro); p rotezione idrogeologica; f unzioni naturalistiche o conservative; f unzioni ricreative; f unzioni scientifiche. Talvolta identità colturali diverse si alternano irregolarmente su superfici limitate e non è materialmente possibile creare particelle o sottoparticelle distinte: all atto del rilevamento particellare è necessario registrare e descrivere separatamente ognuna di esse. Delimitazione di particelle e sottoparticelle. La superficie da assegnare alle unità di compartimentazione è variabile, ma è sempre strettamente finalizzata a costituire efficienti unità elementari di gestione del bosco. Occorre soddisfare esigenze di tipo biologico e strutturale (es. unità molto estese renderebbero troppo uniforme il complesso boscato) e altre di tipo gestionale (es. unità molto piccole frazionerebbero eccessivamente le utilizzazioni di legname). La dimensione ottimale è connessa anche alla funzione dei soprassuoli: formazioni soggette a regimi selvicolturali estensivi possono avere dimensioni ampie, solitamente non eccedenti 20 o al massimo 30 ha; dove invece si pratica una selvicoltura intensiva, le unità sono più piccole, ma solitamente non è opportuno scendere a meno di 2 ha. I confini di particella e sottoparticella vengono tracciati in bosco con vernice indelebile. Quando esistono problemi di accesso ci si limita a individuare capisaldi in punti facilmente rintracciabili. I confini di sottoparticella possono essere restituiti solo su mappa, materializzando sul terreno solo i vertici di incrocio col poligono fisiografico di particella. F01_9_Assestamento_Forestale.indd 160 5/30/18 8:10 AM 9 ti s l r d a s z te c d c s fo d c g ( z r 9 s m in P 9 p m 9 d

SEZIONE F
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SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta