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o no e o ir di aea- o e- o e e aidi a- isi e o e o n ti vi F 167 Per esempio (Fig. 1.17) in pinete appenniniche di origine artificiale, che mostrano segni di senescenza e sono prossime a un centro abitato, potrebbero essere tecnicamente ammissibili le seguenti alternative: a. effettuare piantagioni di pino nei vuoti di copertura esistenti, ampliare progressivamente i vuoti adottando un ritmo di rinnovazione tale da completare il passaggio di generazione entro un paio di decenni e costituire una nuova pineta simile alla precedente, anche se leggermente più differenziata in classi di età; b. favorire il novellame di latifoglie che si insedia spontaneamente, effettuare piantagioni di latifoglie dove la rinnovazione naturale non sia sufficiente, eliminare progressivamente la pineta del vecchio ciclo a partire dalle interruzioni di copertura presenti, completare il passaggio di generazione nei prossimi due decenni e tendere a costituire un bosco di latifoglie moderatamente differenziato in classi di età; c. liberare dalla copertura arborea sovrastante la rinnovazione naturale mano a mano che essa si insedia, non effettuare piantagioni e non porsi tempi prefissati per il passaggio di generazione, mirare a costituire in tempi lunghi un bosco misto, il più possibile diversificato in classi di età e stadi evolutivi. Gli obiettivi di piano da raggiungere potrebbero essere i seguenti: a. conservare aspetti tradizionali del paesaggio; b. mettere il bosco in condizione di ospitare un numero consistente di visitatori senza essere danneggiato; c. mettere il bosco in condizione di essere meno esposto al rischio degli incendi e di subire eventualmente minori danni; d. semplificare la gestione selvicolturale del bosco e renderne minimi i costi. L analisi si completa inserendo, in un ulteriore colonna, coefficienti di ponderazione che esprimano le priorità da porre fra i problemi da risolvere; infine, sviluppando nell ultima riga, valutazioni complessive di efficacia multi-obiettivo per ciascuna delle alternative esaminate (può trattarsi di una semplice sommatoria dei valori di cella). F Alternative gestionali tecnicamente ammissibili a) pineta coetaneiforme Obiettivi di piano si di e or n e ASSESTAMENTO FORESTALE b) bosco coetaneiforme di latifoglie c) bosco disetaneiforme di pino e latifoglie priorità fra obiettivi a) assetto paesistico b) turismo e ricreazione c) difesa contro gli incendi d) contenimento costi di gestione e) valutazione multiobiettivo di ciascuna alternativa FIG. 1.17 F01_9_Assestamento_Forestale.indd 167 5/30/18 8:10 AM

SEZIONE F
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SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta