SEZIONE F

o I oo io e irdi a eà a r ooe di a oa si o ti u- e ni e o oo u- e- ASSESTAMENTO FORESTALE F 169 Le scelte da operare riguardano sia gli assetti di lungo periodo del bosco (stabilire forme di governo e trattamento che garantiscano la sostenibilità della gestione attraverso i decenni), sia gli interventi che concretizzano, nei pochi anni di applicazione del piano, tali orientamenti (prescrivere dove, quando, in che misura e con quali modalità eseguire gli interventi selvicolturali). L assestamento non serve semplicemente per trasferire, in un programma di tagli, le necessità di intervento che si manifestano a seguito della ricognizione compiuta in bosco: esigenze di altro tipo potrebbero non essere immediatamente percepibili, ma potrebbero rivelare anch esse, se fatte opportunamente emergere, un grado di priorità elevato. Infatti la motivazione peculiare del ragionamento assestamentale consiste proprio nel portare alla luce anche le esigenze meno evidenti e non legate alle contingenze del momento. Questo perché, per conseguire gli obiettivi di piano, talvolta l assestamento deve anticipare o ritardare i tagli di fine ciclo rispetto alle sole esigenze selvicolturali, anche a costo di accettare una riduzione produttiva localizzata o momentanea, ma nell intento di soddisfare esigenze gestionali aventi valenza più ampia o accortamente proiettate nel tempo. Per esempio, una programmazione degli interventi fondata su considerazioni esclusivamente selvicolturali, consente di evitare tagli eccessivi in un singolo soprassuolo, ma non permette di valutare se le utilizzazioni di fine ciclo che si ritiene necessario compiere nei prossimi dieci o venti anni nell intera foresta superano i ritmi di accrescimento del bosco. Oppure potrebbero non esistere ragioni esclusivamente selvicolturali per anticipare alcuni tagli di rinnovazione in particelle che si stanno avvicinando alla maturità ma, al tempo stesso, potrebbe prospettarsi un periodo nel quale troppi boschi giungano contemporaneamente alla fine del ciclo produttivo: in tal caso bisognerebbe prevenire utilizzazioni massicce e concentrate nell arco di pochi anni; al contrario il passaggio di generazione dovrebbe essere rallentato se, nel prossimo futuro, si prospettasse una forte predominanza di soprassuoli giovani. Un altra esigenza potrebbe essere di evitare tagli anche selvicolturalmente corretti, ma consistenti e ravvicinati nel tempo in boschi limitrofi, per non determinare rischi di dissesto idrogeologico. Per fare emergere e valutare problemi di questo tipo serve, in primo luogo, stimare l ordine di grandezza complessivamente ammissibile per i tagli da eseguire in applicazione del piano; inoltre occorre delineare strategie sostenibili di prelievo, anche per i decenni immediatamente successivi e analizzare la distribuzione spaziale degli interventi previsti secondo vari scenari. Nella gran parte delle circostanze è utile confrontare la situazione esistente (bosco reale) e la situazione ideale corrispondente all ipotetico assetto equilibrato della compresa, vale a dire quello che consentirebbe la massima erogazione con continuità dei beni e servizi (bosco normale). Un assetto ideale di questo tipo costituisce un astrazione che si effettua per delineare strategie di quantificazione e localizzazione degli interventi di maggiore impatto; il bosco normale infatti non è un modello selvicolturale trasferibile in modo acritico nella pratica operativa. Esistono vari schemi di confronto fra situazione reale e normale, concepiti originariamente per programmazioni assestamentali su base produttiva, che possono essere usati per elaborare scenari di breve o lungo periodo, almeno per i sistemi più tipici di governo e trattamento selvicolturale (alti fusti coetanei, trattati a scelta, cedui). Per esempio una compresa di particelle coetanee in condizioni di equilibrio assestamentale dovrebbe caratterizzarsi per avere superfici di bosco sostanzialmente equivalenti in ogni classe di età. F01_9_Assestamento_Forestale.indd 169 F 5/30/18 8:10 AM

SEZIONE F
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SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta