1.3.2 Prevenzione dagli incendi

nsi aeo e la o , e ri e: al si i- e nsi e o a o o di a aà uoe e o ne GOVERNO E TRATTAMENTO DEI BOSCHI F 17 1.3.2 Prevenzione dagli incendi. Gli incendi costituiscono la principale causa di danni ai boschi italiani. Le operazioni selvicolturali hanno un ruolo importante nella protezione dei boschi dagli incendi. La difesa dal fuoco viene attuata attraverso: 1. l educazione e la sorveglianza; 2. la realizzazione di infrastrutture che consentono di segnalare l insorgere di incendi, di raggiungere facilmente e rapidamente con personale e mezzi le zone in cui si è sviluppato l incendio; 3. la realizzazione di misure di prevenzione selvicolturale che riducono la massa combustibile e la costringono in compartimenti separati tra loro, in modo da limitare la diffusione delle fiamme; 4. la lotta diretta all incendio in atto (®F.1.5 Incendi boschivi). Il punto 2 consiste nella costruzione di viabilità generica di servizio, di viali parafuoco (usualmente percorsi anche da strade e sistemati in modo da ridurre l erosione del suolo scoperto), torri d avvistamento, punti d acqua (cisterne, vasche, idranti), magazzini per la conservazione delle attrezzature utilizzate per la lotta a terra, impianti di telerilevamento (telecamere, ecc.). Il punto 3 viene realizzato congiuntamente alle normali cure colturali, in particolare i diradamenti e le potature della chioma secca. In questi casi, accanto al diradamento di chioma (diradamento alto o selettivo), diventa utile l eliminazione del piano dominato e degli arbusti e la recisione di liane eventualmente presenti sui tronchi: si assicura così, oltre a una riduzione della massa combustibile, una sua interruzione in senso verticale. L interruzione del combustibile in senso orizzontale viene realizzata, oltre che con viali (cesse) parafuoco e strade, mediante l allontanamento o la distruzione della ramaglia derivante dai lavori entro una fascia di alcuni metri a lato delle strade. Quando risulti troppo costosa la riduzione in trucioli (cippatura), può essere opportuno l abbruciamento, da effettuare lontano dal bosco, in assenza di vento e, ove possibile, con la presenza di un mezzo antincendio rifornito di acqua. L eliminazione, o comunque la riduzione del sottobosco erbaceo e arbustivo, può anche essere realizzata mediante animali condotti al pascolo. F 1.3.3 Conservazione biologica e valori culturali. La gestione dei boschi richiede attenzione nei riguardi della biodiversità che, in linea generale, è definita dalla diversità di specie, dalla diversità genetica entro le popolazioni e dalla diversità degli ambienti fisici in cui le popolazioni vivono. Mentre in alcuni casi si ritiene opportuno non attuare interventi selvicolturali e consentire una evoluzione naturale incontrollata, nella generalità dei casi in cui si procede a utilizzazioni legnose o di altro genere, è necessario valutare l impatto degli interventi sulla biodiversità. In coerenza con le indicazioni del Processo Pan-Europeo, che sono state fatte proprie dalle legislazioni regionali, si tende a favorire, sia nelle fustaie che nei cedui, la presenza di specie scarsamente rappresentate, di alberi di grandi dimensioni, di alberi morti ancora eretti, di alberi dotati di cavità che possono fornire nutrimento o ricovero ad animali diversi (salvo quando la loro presenza possa costituire un pericolo per i lavoratori e i visitatori o di tipo fitosanitario). Sono posti dei limiti alla estensione delle tagliate e, per soddisfare esigenze di ordine ecologico (oltre che estetico), si tende a studiare la forma dei margini, a preservare, ove possibile, la vegetazione arbustiva di margine del bosco che forma il mantello, anche per conservare il microclima interno e favorire un rifugio alla grossa fauna, e a rilasciare tratti di bosco adulto, così da mascherare la presenza delle tagliate stesse e ridurre l impatto visivo. F01_1_Selvicoltura_Generale.indd 17 14/06/18 18:58

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta