9.5.1 Assetto assestamentale del bosco coetaneo

F 170 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE Partendo da questo assunto è possibile verificare se nel bosco reale esiste invece un eccesso di particelle giovani o vecchie; conseguentemente è possibile elaborare ipotesi diversificate riguardanti il ritmo dei tagli di fine ciclo (ripresa reale, Rr) per i prossimi decenni, scegliendo infine la strategia di rinnovazione (entità dei tagli da programmare decennio per decennio) che consente i migliori risultati di piano e contemporaneamente avvicina il più possibile la classe colturale a un assetto gestionale equilibrato. Un altra possibilità di confronto consiste nel calcolare sia la massa legnosa effettivamente esistente nell intera compresa (provvigione reale, Pr), sia la massa che la stessa compresa avrebbe se si trovasse nelle condizioni ideali di equilibrio (provvigione normale, Pn). Il principio assestamentale è intuitivo: se Pr è minore di Pn, occorre adottare una strategia selvicolturale di risparmio nei prelievi (Rr minore della ripresa normale, Rn); in caso contrario, i prelievi possono essere più consistenti (Rr maggiore di Rn). In tutti i casi, la strategia degli interventi viene concretizzata in termini di superficie da sottoporre alle utilizzazioni (metodi planimetrici) oppure di massa legnosa da prelevare (metodi provvigionali), talvolta combinando assieme le due modalità. Analogamente, anche il prelievo può essere espresso in termini di ripresa planimetrica o ripresa volumetrica; la ripresa infine può essere distinta in ripresa annua o ripresa periodica (prelievo complessivo del periodo di applicazione del piano). Per quanto i boschi reali siano ben diversi dall astrazione teorica nella loro struttura tassonomica, spaziale o cronologica, gli schemi di confronto fra situazione reale e modello teorico ideale hanno un valore fondamentale come strumenti di supporto al ragionamento; tali schemi, se impiegati accortamente, consentono di elaborare vere e proprie proiezioni delle strategie adottabili in ciascuna classe colturale. 9.5.1 Assetto assestamentale del bosco coetaneo. In termini di astrazione concettuale, nel bosco normale la compresa trattata con taglio raso o tagli successivi (quindi formata da soprassuoli coetanei) è costituita da un numero di particelle uguale all età di fine ciclo del bosco o turno T; inoltre tutte le particelle hanno uguali estensione e produttività (e questo implica uguali fertilità e densità); infine sono scalate regolarmente di anno in anno di età, da 1, 2, 3 anni fino a T. Se questi assunti si verificano, le utilizzazioni finali e gli interventi intercalari possono succedersi a ritmo costante da un anno all altro. Nella pratica l assetto teorico del modello viene semplificato e si cerca, più realisticamente, di raggiungere l equilibrio fra le classi di età rappresentate nella compresa, solitamente aventi ampiezza di 10 o 20 anni; pertanto si assume che, in situazioni di normalità planimetrica, in tutte le classi vi sia la stessa superficie di boschi, anche se le particelle hanno estensioni variabili e singoli classi di età possono non essere rappresentate. Gli schemi assestamentali di questo tipo si adattano alla selvicoltura del bosco coetaneo governato a ceduo o ad alto fusto, nei quali il passaggio di generazione è innescato dal taglio di maturità che si verifica allo scadere del turno e le strutture arboree sono tendenzialmente monoplane. I dati planimetrici si ricavano dalle superfici di particella o sottoparticella, quando tali unità di compartimentazione sono sufficientemente uniformi in relazione allo stadio evolutivo dei boschi che vi si trovano racchiusi; in presenza di mosaicature di popolamenti sub-particellari, variamente estesi e distribuiti, le superfici della classi di età sono sommatorie delle superfici di popolamento; i due casi possono coesistere. La strategia di assestamento viene perseguita fondamentalmente a livello di compresa: vale a dire che il dato da accertare prioritariamente consiste nella superficie complessiva sulla quale eseguire i tagli di fine ciclo, oppure nella massa legnosa complessivamente da asportare. In seguito si identificano le particelle o sottoparticelle (o i popolamenti sub-particellari) che necessitano di intervento, ordinandole secondo l urgenza fino a totalizzare la ripresa F01_9_Assestamento_Forestale.indd 170 5/30/18 8:10 AM p s v s o p e e d d a a o c A ta b d c e u r si

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta