SEZIONE F

cri, r ù e e). eo a ioò e oe a di a- nnà e ro, e si e e, di o ldi e li o ao a e e e. ) a ASSESTAMENTO FORESTALE F 171 planimetrica o di massa. Infine il piano dei tagli dettaglia le modalità degli interventi. Gli schemi essenzialmente planimetrici non richiedono di accertare e confrontare le provvigioni, quindi a rigore si possono evitare i corrispondenti rilievi; per determinare il possibile prelievo di massa legnosa prodotto dagli interventi di fine ciclo, dato utile almeno orientativamente, occorrono appositi rilevamenti dendrometrici nelle particelle o nei popolamenti sub-particellari programmati per il taglio. Il contrario avviene con gli schemi essenzialmente provvigionali, che mirano ad accertare le masse senza fare riferimento esplicito alle superfici. Questi schemi di assestamento non quantificano l entità dei diradamenti (ripresa intercalare), né in termini planimetrici, né volumetrici. La conoscenza della superficie da percorrere con gli interventi intercalari è comunque indispensabile alla redazione del piano; il dato deve essere ricavato dalle esigenze di diradamento o di altro intervento selvicolturale riconosciute e localizzate durante le descrizioni particellari o durante l inventariazione e deve essere razionalmente quantificato, compatibilmente con le possibilità concrete di organizzazione aziendale. Assestamento basato su criteri cronologico-planimetrici. Uno schema elementare di assetto cronologico-planimetrico può essere esemplificato da una compresa di bosco a rapido accrescimento da utilizzare a raso, estesa 120 ha e assoggettabile a turno di 40 anni: istituendo classi di età di ampiezza decennale, nella situazione di equilibrio cronologico caratterizzante il bosco normale, la superficie di ciascuna classe dovrebbe essere 30 ha; la Rn sarebbe 120/40 5 3 ha all anno. La situazione reale registra invece un forte squilibrio, con molte particelle aventi età comprese fra 21 e 40 anni (situazione reale all anno 0 del piano di assestamento; Fig. 1.18). F Classi di età del bosco STRATEGIA 1 situazione all anno 0 (ettari) proiezione all anno 10 proiezione all anno 20 proiezione all anno 30 proiezione all anno 40 proiezione all anno 50 proiezione all anno 60 11-20 21-30 31-40 41-50 51-60 55 65 40 superficie al taglio nel 1° decennio 40 55 25 15 25 superficie al taglio nel 2° decennio 40 40 15 1 25 5 40 40 superficie al taglio nel 3° decennio 40 40 40 30 superficie al taglio nel 4° decennio 30 40 40 10 20 10 superficie al taglio nel 5° decennio 30 30 40 20 10 20 superficie al taglio nel 6° decennio 30 30 30 30 STRATEGIA 2 1-10 1-10 11-20 21-30 31-40 41-50 51-60 0 55 110 30 120 30 30 130 30 30 30 140 30 30 30 F01_9_Assestamento_Forestale.indd 171 65 55 35 55 5 30 30 FIG. 1.18 Esemplificazione di strategie di riassetto cronologico planimetrico. 5/30/18 8:10 AM

SEZIONE F
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SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta