SEZIONE F

F 172 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE L esigenza di riequilibrare la distribuzione di età impone di adottare una ripresa più elevata della norma e/o di rinviare il passaggio di generazione su una parte consistente della compresa. Due esempi di strategie adottabili sono sintetizzate nella Figura 1.18: la prima è orientata al minimo prolungamento del ciclo colturale, la seconda ha come priorità di limitare le superfici da sottoporre al taglio. Secondo la prima opzione, durante il periodo di avvicinamento alla situazione normale alcuni tagli di fine ciclo vengono ritardati fino a circa 50 anni (opzione alla quale si ricorre nei primi tre decenni, quando si interviene su 4 ha all anno) e altri vengono anticipati a circa 30 (opzione alla quale si ricorre nei secondi tre decenni, quando gli interventi si riducono a 3 ha); la normalizzazione si ottiene solo dopo circa sei decenni; la ripresa normale può essere applicata a partire dal 4° decennio; la superficie al taglio per il decennio del piano è di 40 ha. La seconda opzione adotta immediatamente la ripresa normale di 30 ha e raggiunge rapidamente l equilibrio in quattro decenni, ma accetta che una parte rilevante della compresa venga messa in rinnovazione all età di circa 60 anni. Lo schema è puramente esemplificativo; generalmente i turni sono più lunghi, le classi cronologiche sono più numerose e occorre elaborare e mettere a confronto strategie anche molto diversificate. In ogni caso le tabelle non prefigurano calendari meccanicamente trasferibili nella pratica selvicolturale per i decenni a venire: evidenziano solo scenari differenziati che consentono di scegliere fra alternative possibili, tenendo conto delle implicazioni di ciascuna di esse. La scelta più opportuna sarà tradotta nel programma di interventi del piano e potrà essere reimpostata al momento della prossima revisione del piano. Nei boschi trattati a tagli successivi il taglio di sementazione avviene allo scadere di T, ma il novellame tarda alcuni anni a insediarsi: allo scopo di comprendere il periodo che intercorre prima dell effettiva affermazione della nuova generazione, alla prima classe cronologica deve essere assegnata durata maggiore delle altre. possibile elaborare strategie di equilibrio planimetrico fra le classi di età solo per quanto riguarda l entità delle superfici sulle quali effettuare i tagli di sementazione, ma non per prevedere le superfici da percorrere con i tagli secondari e di sgombero: evidentemente tali interventi vanno effettuati dove e quando serve, in rapporto alle esigenze del novellame che si sta insediando, per non compromettere il futuro sviluppo del bosco. La massa legnosa ricavabile dai tagli secondari e di sgombero, qualora occorra determinarla, va ricavata con stime da effettuare nelle particelle da assegnare al taglio. Assestamento basato su criteri provvigionali. La ripresa viene quantificata in termini di massa legnosa per i tagli di fine ciclo complessivamente realizzabili su tutta la compresa; successivamente, gli interventi vengono localizzati particella per particella con criteri di priorità selvicolturale. I metodi provvigionali sono apparentemente semplici e consentono di operare un efficace azione di riequilibrio sull insieme della compresa, ma per accertare le provvigioni sono necessari rilevamenti dendrometrici talvolta impegnativi e onerosi; anche le procedure applicative possono essere piuttosto complesse e articolate. quindi prudente non adottarli in situazioni di forte anomalia provvigionale di qualche classe di età: il risultato puramente numerico di ripresa (massa legnosa da sottoporre al taglio) che si potrebbe ricavarne, se non sostenuto da un analisi attenta delle specifiche condizioni di applicazione, potrebbe condurre a strategie selvicolturali controproducenti o insufficienti. In molti casi i metodi provvigionali non vengono impiegati come criterio unico di determinazione della ripresa, ma allo scopo di confermare l ammissibilità volumetrica delle strategie di prelievo elaborate per via planimetrica. F01_9_Assestamento_Forestale.indd 172 5/30/18 8:10 AM p a b c d A p ti s L p d d u r s fr r m c a s le r t R a r q d o 9 ta r fu p p r

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta