11.2 Composizione chimica del legno

di à o o, o a; ti e o e li m- en e o e e o e e e e o a a li di oe, n- eeo nn TECNOLOGIA DEL LEGNO F 185 La porzione interna del fusto, che è formata quindi da legno più vecchio, è chiamata durame e le sostanze accumulate nelle cellule nel corso degli anni possono portare talvolta a colorazioni più scure rispetto alla restante zona esterna, relativamente più giovane, denominata alburno. La possibilità di riscontrare visivamente queste due zone è una caratteristica propria a ciascuna specie legnosa; esistono infatti legnami ad alburno e durame indifferenziati, come abeti, acero, tiglio, faggio, e legnami ad alburno (colore chiaro) e durame (colore scuro) differenziati, come pini, cipresso, larice, querce, noce, olmo. 11.2 Composizione chimica del legno. Le cellule legnose sono costituite es- senzialmente da una parete cellulare che delimita un lume cellulare. La composizione chimica elementare delle pareti cellulari del legno perfettamente secco (stato anidro) è mediamente: carbonio 49-50%, ossigeno 43-44%, idrogeno 6%, azoto e altri 0,5%. Questi elementi sono legati fra loro a formare vari composti; i più importanti sono: cellulosa, lignina, emicellulose e sostanze pectiche. La ripartizione percentuale fra i vari composti può variare considerevolmente: per esempio, la cellulosa nel legno di conifera può raggiungere valori tra 45 e 53%, mentre è compresa tra 42 e 50% nel legno di latifoglia; la lignina può passare da 25 a 29% nelle conifere e da 20 a 24% nelle latifoglie. Oltre ai costituenti la parete cellulare, nella materia legnosa sono presenti altre sostanze: acqua, estrattivi e inclusioni cellulari. Gli estrattivi, così denominati in quanto sostanze che possono essere estratte dal legno mediante acqua o solventi organici, sono prodotti del metabolismo della pianta e hanno composizione, struttura e funzioni assai diverse. Sono caratteristici di ciascuna specie e variano notevolmente tra le zone di alburno e quelle di durame, specialmente se quest ultimo è differenziato (in questo caso rappresentano proprio la causa della colorazione scura). Gli estrattivi solubili in acqua più noti sono sicuramente i tannini, presenti nel durame di alcune specie, in particolare di querce e castagno, che conferiscono al legno particolare resistenza agli agenti di degrado, oltre a rappresentare un materiale molto utilizzato nell industria conciaria. Nel legno di alcune specie sono presenti inoltre canali secretori di sostanze idrofobiche (solubili in solventi organici) come resine, gomme, latici, cere, che talora producono evidenti accumuli di sostanza, come le tasche di resina nell Abete rosso, e che possono essere stimolati dall uomo, durante la vita delle piante, per fini commerciali (es. le incisioni praticate sulle piante di alcune specie di pino per la raccolta di resina, di Hevea brasiliensis per la raccolta del caucciù o di frassino per la raccolta della manna). All interno dei lumi cellulari possono essere localizzati degli inclusi, granuli amorfi o cristalli, prevalentemente di silice, di fosfati o di ossalati, che rendono il legno particolarmente abrasivo nei confronti degli utensili usati per lavorarlo. In alcuni legnami tropicali questa caratteristica è particolarmente frequente e la loro lavorazione può avvenire solo ricorrendo a particolari taglienti rinforzati con metalli speciali. Il contenuto in ceneri, che può dare una indicazione sulla quantità di sali presenti, è il residuo che rimane dopo la combustione completa del legno (a 575 6 25 °C per 3 ore) ed è generalmente inferiore all 1%, riferito al suo peso anidro. Altre caratteristiche strutturali importanti del legno sono: fibratura, talvolta identificata con i termini filo o verso , che indica la direzione longitudinale (cioè la direzione che corrisponde all asse del fusto), secondo la quale sono disposte le cellule. La fibratura può essere diritta o deviata (inclinata, ondulata, intrecciata) e condiziona in maniera notevole il comportamento del legno perché influisce negativamente sulle lavorazioni, quando è ondulata o intrecciata, e sulle F01_12_Tecnologia_Legno.indd 185 F 5/30/18 8:15 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta