SEZIONE F

ò ò o, e e o p- ie e, o- i- o ro e à. a TECNOLOGIA DEL LEGNO F 187 chimicamente alle pareti delle cellule. Dopo l abbattimento, l acqua contenuta nei lumi cellulari è la prima a uscire, provocando perdita di peso, ma non diminuzione di volume. Soltanto quando il legno raggiunge valori di umidità intorno al 30%, inizia a fuoriuscire anche l acqua legata alle pareti cellulari. Questa soglia, denominata punto di saturazione delle pareti cellulari, è di fondamentale importanza, in quanto ogni ulteriore perdita di umidità comporta una diminuzione di volume dando luogo al fenomeno denominato ritiro. Il legno, essendo un materiale igroscopico, tende a equilibrare la sua umidità con quella dell ambiente in cui si trova; in pratica il processo di perdita, come pure quello di riassorbimento di umidità (e di conseguenza il ritiro e il rigonfiamento quando l umidità del legno è compresa tra lo 0 e il 30%) non cessano mai. Per ragioni di confronto, ma anche di ordine commerciale, per convenzione internazionale si è concordato di assumere, per i Paesi a clima temperato, il 12% come umidità normale del legno, tenendo presenti i fattori climatici presenti in questi territori. Tale percentuale corrisponde infatti a legno in perfetto equilibrio, con aria a 20 °C di temperatura e umidità relativa del 65%, valori ambientali medi presenti, per esempio, in Italia. La misura dell umidità può essere effettuata in laboratorio mediante il metodo gravimetrico che prevede l utilizzo di una stufa ventilata e termoregolata a 103 6 2 °C, in modo da portare il legno allo stato anidro e verificare per pesate successive la quantità di acqua fuoriuscita. Altro metodo, molto più speditivo e pratico, consiste nell utilizzare degli appositi igrometri elettrici che, misurando la resistività elettrica fra due elettrodi infissi nel legno, fornisce direttamente il valore corretto di umidità. Il campo di misura di questi strumenti va dal 6-7% al 25-30%; a parte l indubbia praticità, occorre considerare che i valori riscontrati sono indicativi (il metodo comporta necessariamente delle approssimazioni) ed, essendo una misura localizzata, occorre prestare attenzione agli errori commessi per: s carsa profondità di infissione degli elettrodi che quindi non arrivano a determinare l umidità negli strati più profondi; p resenza di tasche di umidità o di sostanze nel legno che alterano la lettura; e rronea, o non effettuata, taratura dello strumento. Rispetto alle principali direzioni anatomiche, le migrazioni dell acqua dimostrano una maggiore velocità in direzione assiale, mentre sia radialmente sia tangenzialmente gli scambi con l ambiente sono molto più lenti. Anche i ritiri e i rigonfiamenti prodotti sul legno dalla perdita e dall assunzione di acqua sono condizionati dalle direzioni anatomiche del legno. Passando infatti dallo stato fresco all umidità normale del 12%, si osserva un ritiro dell ordine dello 0,2-0,3% in direzione assiale, del 2-3% in direzione radiale e del 4-6% in direzione tangenziale (tali valori, espressi in percentuale delle dimensioni allo stato fresco, sono largamente orientativi e possono variare in maniera considerevole da specie a specie). La diversità tra i due ultimi ritiri, radiale e tangenziale, è la causa della formazione degli spacchi sui tronchi abbattuti che non vengono mantenuti adeguatamente umidi o delle fessurazioni e deformazioni che si manifestano sulle tavole o degli altri assortimenti ricavati dai tronchi. Il rapporto tra i due principali ritiri è talvolta indicato con il termine nervosità; esso è caratteristico di ogni specie legnosa ma, come altre proprietà, può variare anche all interno di una stessa pianta. Se prendiamo per esempio un tronco allo stato fresco e lo sezioniamo longitudinalmente ricavandone tavole tutte delle medesime dimensioni, dopo aver atteso l equilibramento a valori di umidità prossimi al 12%, ci rendiamo conto che le varie tavole si sono comportate in maniera differente: quelle ricavate nelle zone più esterne, in F01_12_Tecnologia_Legno.indd 187 F 5/30/18 8:15 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta