SEZIONE F

o: o. a- li a e i- mree a è e o ae isi è ni i%, di a a a e e si s. ). TECNOLOGIA DEL LEGNO F 189 Oltre che dall umidità, la massa volumica del legno dipende dalla specie legnosa, dalla parte dell albero da cui deriva, dalla stazione e dalle modalità di crescita. Se consideriamo solo la sostanza legnosa, cioè il volume effettivo delle pareti cellulari tralasciando i vuoti, allo stato anidro abbiamo comunque un valore circa costante, indipendentemente dalla specie legnosa, pari a 1.530 kg/m3. Il legno più leggero che si conosca è il balsa (America centrale) che, a umidità normale, non supera 100 kg/m3, mentre il guaiaco (America centrale) può raggiungere anche 1.350 kg/m3. TAB. 1.15 Massa volumica (valori indicativi) delle principali specie legnose italiane o coltivate in Italia Specie legnosa Massa volumica (kg/m3) Allo stato fresco A umidità normale media min-max media min-max Abete bianco (Abies alba Mill.) Abete rosso (Picea abies L.) Cipresso (Cupressus sempervirens L.) Douglasia (Pseudotsuga menziesii Franco) Larice (Larix decidua Mill.) Pino domestico (Pinus pinea L.) Pino marittimo (Pinus pinaster Ait.) Pino nero (Pinus nigra Arn.) Pino silvestre (Pinus sylvestris L.) Acero campestre (Acer pseudoplatanus L.) Betulla (Betula alba L.) Carpino bianco (Carpinus betulus L.) Castagno (Castanea sativa Mill.) Cerro (Quercus cerris L.) Ciliegio (Prunus avium L.) Faggio (Fagus silvatica L.) Farnia (Quercus robur L.) Frassino (Fraxinus excelsior L.) Leccio e sughera (Quercus ilex e suber L.) Noce (Juglans regia L.) Olivo (Olea europea L.) Olmo (Ulmus spp.) Ontano nero (Alnus glutinosa Gaertn.) Pioppo bianco (Populus alba L.) Pioppo ibrido (Populus spp.) Platano (Platanus orientalis L.) Robinia (Robinia pseudoacacia L.) Rovere (Quercus petraea Liebl.) Salice (Salix spp.) Tiglio (Tilia cordata Mill.) 920 860 860 750 900 850 950 900 880 900 950 1.050 1.000 1.100 900 1.050 1.080 960 1.100 930 1.120 1.000 860 860 760 1.000 1.050 1.050 880 900 F01_12_Tecnologia_Legno.indd 189 650-1.200 520-1.100 550-1.140 400-1.090 560-1.100 600-1.050 650-1.100 600-1.100 450-1.030 750-1.050 820-1.080 880-1.200 780-1.180 950-1.200 700-1.020 800-1.200 920-1.200 620-1.170 900-1.250 880-980 960-1.250 780-1.160 680-1.000 800-980 600-950 800-1.100 900-1.200 700-1.220 700-970 750-1.000 420 420 600 510 630 590 610 520 540 720 630 800 560 870 600 730 740 700 940 700 920 600 540 460 330 670 770 740 430 630 310-610 300-620 420-840 390-720 400-830 450-870 450-790 410-660 380-660 620-900 530-780 750-880 370-700 800-920 500-700 520-930 600-950 520-870 800-1.100 630-750 820-1.020 460-700 500-630 420-540 260-520 600-720 650-870 580-970 320-550 580-700 F 5/30/18 8:15 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta