1.3.5 Funzione protettiva

li li di n di e e e n- e uo no di o e ue, e e euo è io si a ai, o- u- si a e ); o GOVERNO E TRATTAMENTO DEI BOSCHI F 19 In alcuni casi l uso del bosco per la ricreazione si affianca a strutture di educazione ambientale quali ecomusei, sentieri didattici, centri di informazione naturalistica, ecc. In questi casi è importante prestare attenzione alla vegetazione forestale circostante per assicurare, con gli interventi di gestione ordinaria o di attrezzatura degli spazi per la ricreazione, la conservazione di elementi (alberi arbusti, manufatti diversi) significativi per la storia naturale o sociale del territorio. 1.3.5 Funzione protettiva. Si distingue una protezione indiretta, che riguarda il territorio nella sua totalità e si riferisce al controllo del ciclo dell acqua e quindi alla regimazione di fiumi e torrenti e alla riduzione del trasporto solido, e una protezione diretta, che riguarda insediamenti o strade definiti e si riferisce soprattutto al pericolo delle valanghe e dei crolli di pietre. Protezione indiretta. La presenza di una copertura boschiva determina una intercettazione di parte delle precipitazioni, direttamente proporzionale al grado di copertura (grado di copertura e densità delle chiome), alla stagione in cui avviene la precipitazione (specie sempreverdi o latifoglie), all entità e all intensità della singola precipitazione, alla natura liquida o solida (neve) della precipitazione, alla scabrosità della corteccia degli alberi sul cui tronco scorre una parte dell acqua intercettata (stem flow). La lettiera intercetta la precipitazione che attraversa le chiome, ne riduce la forza battente, ne trattiene una parte, ostacola lo scorrimento superficiale dell acqua che non riesce a penetrare nel terreno. La progressiva alterazione della lettiera porta alla formazione di humus che contribuisce alla formazione di aggregati nel suolo e quindi ne modifica sia il drenaggio sia la trattenuta dell acqua nei micropori. La copertura boschiva attenua gli sbalzi termici e, quindi, durante l inverno, riduce il rischio di congelamento del suolo e così rende più facile la penetrazione dell acqua piovana. Nei boschi di montagna, dove le precipitazioni avvengono in misura sensibile sotto forma solida, la presenza del bosco ritarda, con l ombra esercitata dalle chiome, lo scioglimento della neve caduta al suolo così che l acqua raggiunge i corsi d acqua durante un periodo più lungo. La biomassa arborea e arbustiva, la necromassa costituita dalla lettiera e l humus incorporato nel terreno costituiscono un deposito di carbonio che gioca un ruolo importante nel ciclo globale di questo elemento e, di conseguenza, nel tasso di CO2 presente nell atmosfera. Protezione diretta. La protezione viene esercitata dagli alberi in quanto ostacoli meccanici al distacco di valanghe, al rotolio di pietre e al vento. A seconda del fattore considerato, assumono particolare importanza specifici caratteri individuali (specie legnosa, profondità della chioma, rapporto ipsodiametrico, stato delle radici, vitalità, stato sanitario) e caratteri d insieme (struttura orizzontale e verticale, densità, presenza di rinnovazione naturale). Ad alcuni boschi delle Alpi è stata riconosciuta, ormai da secoli, questa funzione protettiva e, pertanto, sono definiti boschi banditi o boschi tensi. La protezione diretta diventa una funzione prioritaria nelle aree montane dove si svolgono attività sportive invernali. I frangiventi sono piantagioni di specie arboree e arbustive (®F.1.4 Vivaistica forestale e rimboschimenti), eseguite entro fasce di terreno strette e allungate, inserite in territori occupati da colture erbacee allo scopo di intercettare e rallentare il vento. Questa modifica del clima locale contiene le perdite di evaporazione da parte del terreno agrario, impedisce il movimento della neve, riduce le perdite di calore degli animali al pascolo. La riduzione del vento è funzione dell altezza del frangivento stesso e delle sue caratteristiche strutturali (profilo, densità, continuità). La protezione dal vento, massima a ridosso del frangivento, si riduce progressivamente fino ad annullarsi a una distanza pari a circa 25-30 volte l altezza della barriera arborea. I frangiventi possono anche fornire legna combustibile e rappresentano un ambiente adatto a numerose specie animali; essi possono in effetti fungere da aree di collegamento ecologico. F01_1_Selvicoltura_Generale.indd 19 F 14/06/18 18:58

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta