SEZIONE F

o ie al e. ano ae di r lo o TECNOLOGIA DEL LEGNO contatto con il terreno, o comunque esposti alle intemperie. Da questo punto di vista, è critico anche il periodo di tempo che va dall abbattimento della pianta fino al termine della stagionatura, dato che il legname può essere soggetto ad attacchi di funghi cromogeni (es. azzurramento) che, pur non causando marciumi, provocano macchie e alterazioni cromatiche nei tronchi o nei segati ancora freschi. Gli insetti invece possono attaccare anche il legno stagionato; fra le numerose famiglie di insetti distruttori del legno sono da citare gli Anobidi (i comuni tarli che attaccano mobili, travi, infissi), i Cerambicidi (tra cui l Hylotrupes bajulus, conosciuto come Capricorno delle case che si trova prevalentemente nelle travi di conifera e l Hesperophanes cinereus, che al contrario predilige il legno di latifoglia), i Lyctidi (che attaccano l alburno di alcune latifoglie europee e tropicali). Non tutte le specie legnose sono attaccabili in uguale misura. In molte di esse il durame, specialmente quando è differenziato, contiene sostanze tossiche per gli organismi distruttori che conferiscono al legno una maggiore o minore durabilità naturale, da non confondere con la durezza che, invece, indica la resistenza opposta dal legno alla penetrazione di un corpo, rientrando quindi nel novero delle proprietà meccaniche. L alburno di tutte le specie legnose è da considerarsi non durabile. I legni poco durabili, come l alburno di quelli più durabili, possono essere protetti con opportuni trattamenti, eseguiti introducendo nel legno sostanze tossiche per i funghi, gli insetti o per entrambi. TAB. 1.16 e a o e ie al e di r- ee di a F 191 F Durabilità naturale (R: resistente, MR: moderatamente resistente, NR: non resistente) e impregnabilità (I: impregnabile, MI: moderatamente impregnabile, NI: non impregnabile) dei principali legnami italiani Specie legnosa Funghi Durabilit naturale Cerambicidi Anobidi NR NR MR MR NR NR NR R MR NR R NR MR NR NR NR R R R NR NR NR NR NR R R R R NR R R NR R NR NR R R R NR NR NR NR NR NR NR NR NR NR NR NR NR NR NR NR Abete bianco Abete rosso Douglasia Larice Pino silvestre Acero Carpino Castagno Cerro Faggio Farnia Frassino Noce Olmo Ontano Pioppo Robinia Rovere Tiglio F01_12_Tecnologia_Legno.indd 191 Impregnabilit Alburno Durame MI MI MI MI I I I I I I I MI I I I I I I I MI NI NI NI NI I I NI NI NI NI MI NI MI I MI NI NI I 5/30/18 8:15 AM

SEZIONE F
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SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta