11.8 Assortimenti e lavorazioni del legno

a a osdi r i, ti e n ee e; di a, a o n TECNOLOGIA DEL LEGNO F 193 P otere calorifico. Per definizione, il potere calorifico esprime la quantità di energia ter- mica che si sviluppa dalla combustione completa, a pressione costante, di un chilogrammo di combustibile; la determinazione viene effettuata mediante calorimetri e i risultati sono espressi in J kg21. Nel caso del legno (materiale igroscopico ricco di idrogeno), come prodotto della combustione si ottiene molta acqua sotto forma di vapore; per questo si distingue un potere calorifico superiore, che considera come prodotto della combustione anche la componente energetica legata all acqua (circa 2.400 J kg21) e un potere calorifico inferiore che, al contrario, rappresenta il calore sviluppatosi dalla combustione del legno, senza tener conto del fatto che una parte di energia si disperde nell atmosfera. A pari umidità, non esistono particolari differenze fra il legno delle varie specie legnose; generalmente il potere calorifico inferiore è intorno a 16.700 J kg21, con le conifere che possono presentare valori più elevati (5%). Nell uso della legna da ardere, quindi, oltre al potere calorifico, occorre tener conto di altri fattori, quali facilità di accensione, persistenza della fiamma e della brace, pezzatura. In questo contesto le specie più apprezzate sono: faggio, carpino, querce, robinia. 11.8 Assortimenti e lavorazioni del legno. Nella statistica forestale e nella normativa tecnica nazionale per assortimento si intende non una attribuzione di qualità, bensì di forma del materiale. Gli assortimenti legnosi considerati in Italia sono i seguenti: l egname rotondo o fondame; l egname segato; l egname squadrato; l egname da fendere; l egno per industrie chimiche; l egna da ardere e da carbone. Tuttavia, dal punto di vista del proprietario di boschi o di impianti di arboricoltura, è importante individuare e classificare il legname secondo il tipo di trasformazione cui può essere destinato, inclusi gli impieghi per i quali non è necessaria alcuna lavorazione. Il processo di utilizzazione del legno può essere suddiviso nelle seguenti fasi principali. 1. Utilizzazioni forestali, in cui si abbatte, si allestisce e si raccoglie il legname dal bosco. 2. Prima lavorazione, in cui si trasforma il tronco in semilavorati (segati, travi, pannelli, ecc.). 3. Seconda lavorazione, in cui i semilavorati vengono trasformati in prodotti finiti (mobili, infissi, ecc.). Generalmente la prima lavorazione è eseguita su legno fresco, mentre la seconda su legno più o meno stagionato. Tralasciando le utilizzazioni forestali (®F.1.8 Le utilizzazioni forestali) e le seconde lavorazioni per la loro molteplicità, di seguito sono descritte le principali tipologie attuali di prima trasformazione, con particolare attenzione ai requisiti richiesti al legname. F 11.8.1 Tranciatura Procedimento. Dal tronco vengono separati uno a uno, mediante una lama affilatissima e senza asportazione di truciolo, sottili fogli di legno dello spessore di pochi decimi di millimetro che prendono il nome di tranciati o impiallacciature e che vengono utilizzati per rivestire e nobilitare manufatti realizzati con legni meno pregiati o con altri materiali. F01_12_Tecnologia_Legno.indd 193 5/30/18 8:15 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta