11.9.1 Specie legnose nazionali più adatte ai vari impieghi

n n e o o oi- iù am, o i, a r- o ti ri . o s- i, i, e. e, TECNOLOGIA DEL LEGNO F 197 vengono distinti in pannelli di fibre ottenuti per via umida o per via secca: tra i primi rientrano quelli a bassa densità (usati come isolanti termici), a media e alta densità come i pannelli HDF (Hight Density Fiberboard), mentre i secondi comprendono prevalentemente i pannelli MDF (Medium Density Fiberboard). P annelli di legno-cemento, ottenuti facendo uso di leganti minerali (per lo più malte di tipo magnesiaco o cementizio), che hanno la funzione di agglomerare e consolidare piccoli elementi legnosi rappresentati da particelle, fibre o lana di legno. 11.9.1 Specie legnose nazionali più adatte ai vari impieghi Legnami per strutture costruttive in genere e falegnameria pesante conifere: abete bianco, abete rosso, larice, pino marittimo, pino nero. latifoglie: castagno, cerro, farnia, rovere. Legnami per falegnameria corrente, per mobili ed arredamento andante conifere: abete bianco, abete rosso, larice, pino marittimo, pino nero. latifoglie: castagno, cerro, faggio, farnia, ontano, pioppo, rovere. Legnami per falegnameria fine, per mobili ed arredamenti di pregio conifere: abete rosso, cipresso, cirmolo, pino silvestre. latifoglie: acero, castagno, ciliegio, faggio, frassino, noce, olmo. Legname per infissi conifere: abete rosso, cipresso, douglasia, larice, pino silvestre. latifoglie: castagno, farnia, rovere. Legname per pavimentazione conifere: larice. latifoglie: castagno, faggio, farnia, frassino, noce, olivo, olmo, robinia, rovere. Legname per pannelli compensato conifere: abete bianco, abete rosso. latifoglie: faggio, ontano, pioppo. F 11.10 Qualità del legno in arboricoltura da legno. Nel caso dell arboricoltura da legno è necessario soffermarsi su cosa si deve intendere per qualità del legno , dato che la produzione di legname è la principale finalità di tali impianti. La qualità della produzione legnosa non può essere espressa in termini assoluti e univoci, ma deve essere intesa come la possibilità di rispondere a esigenze specifiche che possono mutare nel tempo. In altre parole la qualità del legno dipende dall uso che ne viene fatto ed è necessariamente influenzata dall evoluzione nel tempo delle tecniche industriali di trasformazione. Da ciò deriva la necessità di progettare e gestire gli impianti secondo criteri che, agendo sugli invarianti della qualità della materia prima legno, permettano di ottenere materiale di indubbio valore al termine della coltivazione. Fra questi sono da menzionare: b uona forma dei fusti (rettilineità, sezione regolare, ridotta rastremazione); o mogeneità tecnologica del legno nell ambito del fusto (tipicamente massa volumica uniforme e accrescimenti regolari); a ssenza o limitata presenza di anomalie e difetti, quali nodi, deviazione della fibratura, fessurazioni, lesioni, alterazioni biologiche, legni di reazione. F01_12_Tecnologia_Legno.indd 197 5/30/18 8:15 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta