F.2 ELEMENTI DI BOTANICA E SELVICOLTURA SPECIALE

F 198 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - ELEMENTI DI BOTANICA E SELVICOLTURA SPECIALE F.2 Elementi di botanica e selvicoltura speciale A 1. Conifere Di seguito sono proposte le varie tipologie di piante appartenenti alle conifere e che popolano i nostri ambienti. Per gli aspetti legati alle avversità, e alla difesa, che interessano le varie specie, si rimanda alla (®Sezione G Avversità e difesa delle colture). 1.1 Abeti Abete bianco (Abies alba Mill. 5 Abies pettinata DC). Conifera europea ad areale assai vasto); diffusa in Italia, sia pure frammentariamente, nella cerchia alpina e sugli Appennini dove vive spontanea nel Fagetum. Dotato di notevole plasticità, penetra tanto nel Castanetum che nel Picetum. Nelle Alpi è presente quasi sempre in formazioni miste associato al faggio, all abete rosso e più raramente, al pino silvestre. Sugli Appennini forma quasi sempre soprassuoli puri di origine artificiale e quando si diffonde per disseminazione naturale, entra in consociazione con il faggio, con il castagno, con il cerro e con il pino laricio. Specie sciafila richiede terreni fertili e freschi, preferibilmente sciolti e climi a escursioni termiche giornaliere non troppo pronunciate; non tollera le stazioni calde. Pianta di grandi dimensioni (40 m di altezza), è facilmente riconoscibile perché ha gli aghi bifidi persistenti disposti sul ramulo come le barbe di una penna, verdi sopra e argentei sotto. Lo strobilo è cilindrico ed eretto con squame che si disarticolano a maturità; la maturazione si ha in autunno. Il seme, ricco di oleo-resine, di forma triangolare, è munito di grande ala rosso-bruna trapezoidale; la facoltà germinativa, o potere germinativo, (60-70%) non supera i 6 mesi. Per formare 1 kg di semi ne occorrono 20-25 mila privi d ala. L apparato radicale è superficiale. L accrescimento è inizialmente molto lento; diventa sostenuto verso i 20 anni e tale si mantiene fino ai 50-60. Il legno, bianco giallognolo, tenero, indifferenziato e ad anelli ben marcati, è privo di canali resiniferi, carattere questo che consente di distinguerlo facilmente da quello dell abete rosso. La massa volumica è 0,92 allo stato fresco e 0,47 quando è stagionato all aria; il legno è facilmente lavorabile, è usato più per travature e morali che per tavolame a causa della nodosità. Siccità, vento e gelate tardive, sono le avversità naturali che maggiormente danneggiano le fustaie. Il vento può provocare sradicamenti e stroncature del fusto. Abete del Caucaso (Abies nordmanniana Spach). molto affine all abete bianco, dal quale si distingue per avere gli aghi più lunghi e più argentei nella pagina inferiore. Vegeta tanto nel Fagetum che nel Castanetum. Relativamente frugale, si adatta ai terreni calcarei di scarsa fertilità, pur prediligendo le stazioni fresche e fertili. In gioventù cresce più rapidamente dell abete bianco sul quale ha il vantaggio di entrare in vegetazione un po più tardi e, quindi, di sfuggire ai danni, spesso notevoli, causati dalle gelate tardive. Fruttifica quasi ogni anno dando luogo a una abbondante rinnovazione naturale, specialmente quando trovasi in mescolanza con il faggio e con altre latifoglie. Per l eleganza e la maestosità del portamento, ha notevole valore ornamentale. Il legno è simile a quello dell abete bianco. Abete di Spagna (Abies pinsapo Boiss.). Chiamato anche Pinsapo, ha nei contrafforti della Sierra di Ronda, in Andalusia, la patria d origine. Si distingue dagli altri abeti con grande facilità perché ha gli aghi molto corti (8-13 mm), rigidi, pungenti, espansi a disco, densi e sviluppati intorno ai rametti, i quali assumono tosi forma cilindrica. La estremità dei rami è cruciforme. Frugale, xerofilo e ombrivago, è stato impiegato soprattutto per il suo valore ornamentale. F02_1_Selvicoltura_Speciale.indd 198 5/30/18 8:17 AM fe V s a il p r A n s s d in v h te o te b l s to a P s fa n m c lo s tr p o d g s r a s A m P te

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta