SEZIONE F

ALE e s- ai nel e ni so ra hi ei a io, vi o; di ail a e al a ei adi si o el rti si a. o CONIFERE F 199 Abete greco (Abies cephalonica Loud. et Lk.). Diffuso sui monti della Grecia, si dif- ferenzia dall abete bianco soprattutto per avere gli aghi pungenti e non smarginati. Vegeta bene tanto nel Castanetum quanto nel Fagetum. Frugale e resistente alla siccità, si accontenta dei terreni più sterili e aridi di natura calcarea normalmente interdetti all abete bianco. Merita di essere talvolta preferito al pino nero d Austria, sul quale ha il vantaggio di dare una produzione legnosa qualitativamente migliore, di essere molto più resistente all attacco dei parassiti e meno esposto al pericolo degli incendi. Due varietà vengono coltivate più che altro a scopo ornamentale: reginae amaliae e apollinis. Abete odoroso d America (Pseudotsuga menziesii Franco. Sin. P. taxifolia Britt.). Denominato anche Douglasia, è originario dell America Settentrionale dove occupa, verso occidente, un vastissimo territorio. Le entità minori nelle quali la specie è suddivisa, sono: var. viridis della regione costiera, var. glauca della regione continentale (Colorado) e var. caesia. All Italia interessa esclusivamente la var. viridis, o Douglasia verde, in quanto possiede requisiti di produttività superiori alle altre due, anche dal punto di vista ornamentale. Albero di grandi dimensioni, potendo raggiungere i 100 m di altezza, ha aghi erbacei che, se strofinati, emanano un gradevole odore di resina, strobili isolati terminali penduli e un piccolo seme trigono munito d ala. La maturazione ha luogo in ottobre. Un kg contiene 90-95 mila semi; facoltà germinativa: 60-70%; germinazione nel terreno dopo 5-7 settimane; fruttificazione precoce: 20-25 anni. Esigente in fatto di luce, è sensibile alle basse temperature, ai venti e alla neve; 1 2 3 l optimum vegetativo è compreso fra la sottozona fredda del Castanetum e la sottozona calda del Fagetum. Resiste bene alla siccità più e meglio dell abete bianco. Predilige tuttavia i terreni freschi e fertili, silicei e calcarei. Rifugge dalle argille. In favorevoli condizioni di clima e di terreno, vegeta con grande vigore e gli incrementi legnosi sono molto alti. Il legno, sempre bene duramificato, è di 4 6 colore giallo-rosso con belle venature che lo fanno assomigliare a quello del larice; serve molto bene per mobili, serramenti, 5 travature, compensati, ecc. Resistente ai parassiti, sia animali che vegetali, l abete 7 odoroso d America teme soltanto il Rabdocline pseudotsugae e il Phaeocryptopus gaeumannii: solo il secondo ha fatto la sua apparizione in Italia (Carnia). A differenza dell abete bianco, non va soggetto al marciume radicale. Diffuse sono le pre8 9 senze dell afide Gilletteella coweni. Abete rosso (Picea abies L. Karst). Chiamato volgarmente anche Peccio, Pezzo e 2.1 Coni e semi di alcune conifere. 1. Pino domestico. 2. Pino Picea, è la conifera indigena più importan- FIG. marittimo. 3. Pino d Aleppo. 4. Pino nero. 5. Pino silvestre. 6. Abete te e più diffusa in Italia. presente in tutto bianco. 7. Abete rosso. 8. Larice europeo. 9. Pino cembro. F02_1_Selvicoltura_Speciale.indd 199 F 5/30/18 8:17 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta