1.2 Cedri

F 200 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - ELEMENTI DI BOTANICA E SELVICOLTURA SPECIALE l arco alpino e nelle Prealpi. Come specie spontanea, manca nella catena appenninica a eccezione di una piccola area in prov. di Pistoia. Nelle Alpi forma consorzi puri e misti per una estensione di circa 1 milione di ettari. Nei popolamenti misti, si associa preferibilmente al larice, al pino silvestre, al pino cembro, all abete bianco e, talvolta, al faggio. stato largamente impiegato anche a scopo ornamentale. Specie tipicamente orofila e microterma, vegeta allo stato spontaneo nella zona fitoclimatica del Picetum (alla quale ha dato il nome) dove si spinge fino a 2000 m di quota. Dotato di grande plasticità, penetra facilmente nel Fagetum e, se la stazione è fresca e fertile, anche nel Castanetum. Sempreverde e longevo, l abete rosso può raggiungere i 50 m di altezza e i 2 m di diametro. Si differenzia dall abete bianco per avere i rami primari ascendenti nei palchi superiori, i ramuli penduli, la corteccia grigio-rossastra, foglie aghiformi acuminate a sezione romboidale su cuscinetto persistente, strobili penduli cilindrici a squame persistenti e piccolo seme alato. Un kg contiene 120 mila semi. La facoltà germinativa è di 70-80% e dura 2 anni. Apparato radicale molto superficiale. Il legno, qualitativamente ottimo, è di colore chiaro giallastro, tenero, omogeneo, elastico, durevole, non molto pesante (p. sp. 0,86 fresco, 0,45 stagionato, 0,40 secco), a fibra lunga (5 mm), resinoso, poco nodoso e di facile lavorazione, serve bene per tavolame, travature, mobili, serramenti, intelaiature, compensati, cellulosa, casse armoniche per strumenti musicali, ecc. Più che le avversità climatiche (vento, siccità, ecc.), l abete rosso teme i parassiti vegetali e animali mentre in alta montagna la Herpotrichia nigra, fungo che provoca sui rami delle piante giovani prossime al suolo il mal della tela . I parassiti animali, insediandosi più frequentemente sotto la corteccia e attaccando direttamente il legno (Hylobius, Ips, Pissodes, ecc.), sono causa di morie sovente gravi. Non molto dannoso è l afide Chermes abietis che, sui rametti delle piante giovani, forma caratteristiche galle. 1.2 Cedri Cedro dell Atlante (Cedrus atlantica Manetti). Vegeta spontaneo sui monti dell Alge- ria e del Marocco. Si differenzia dagli altri cedri perché ha chioma rada con cima eretta che, a età avanzata, assume un aspetto tabulare. Gli aghi, di un bel verde-blu, riuniti a ciuffetti sui brachiblasti e sparsi sui getti terminali, sono lunghi 15-25 mm. Gli strobili, eretti e costituiti da squame ricurve, maturano 18 mesi dopo l impollinazione; sono più piccoli di quelli del cedro del Libano. Il seme è cuneiforme, lungo 1 cm circa: è munito di grande ala. Vegeta dalla sottozona fredda del Lauretum fino al bordo superiore del Castanetum. Amante della luce e frugale quanto il pino nero e il cipresso, si adatta tanto ai terreni sterili e rocciosi di natura calcarea, quanto a quelli di tipo siliceo e galestroso. Il legno, di ottima qualità, compatto, bruno giallastro, di facile lavorazione, serve per mobili, serramenti, pannelli, compensati, ecc. Si tratta di una specie dotata di notevole vigore vegetativo e di alta facoltà di disseminazione naturale che è impiegato anche a scopo ornamentale. Alle avversità climatiche e all attacco dei parassiti offre grande resistenza; anche sotto questo aspetto, merita di essere preferito al pino nero d Austria. Cedro del Libano (Cedrus libanotica Link). Già presente nell Asia Minore in vastissime formazioni spontanee, è attualmente relegato a zone di modesta superficie. Si distingue dagli altri cedri perché il fusto, a breve altezza dal suolo, si suddivide in numerose F02_1_Selvicoltura_Speciale.indd 200 5/30/18 8:17 AM b li d te C n g d lu m ta a 1 C u b d r m l o le g m s P a 0 v in m g q li q a r Q o v e F la

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta