1.3 Cipressi

ALE a e a a, oa. e di hi a rdi o, ), r o), a a ne i, ea a i, ù o m. ni r e a o ine CONIFERE F 201 branche a guisa di candelabro. Ha chioma piramidale dapprima, poi tabulare-ombrelliforme, aghi color verde scuro di 25-30 mm e strobili a forma di botte. una specie dotata di notevole termofilia, resistente alla siccità e frugalissimo, che si accontenta dei terreni più aridi, sterili e rocciosi, preferibilmente di natura calcarea. Cedro dell Himalaya (Cedrus deodara Lawson). Presente in vasti aggregati nella catena himalayana, è facilmente riconoscibile perché ha sempre il getto terminale pendulo, gli aghi più lunghi degli altri cedri (40-50 mm), color grigio-verde chiaro e gli strobili dapprima violacei, poi bruni, di forma ovoidale arrotondata, mai incavati all apice, della lunghezza di 7-11 cm. Produce legno idoneo per mobili, travature, ecc. Trova l optimum vegetativo nel Castanetum. Mesofilo, lucivago e non molto esigente, si adatta tanto ai terreni calcarei quanto a quelli granitici, gneissici e silicei a reazione neutra e acida. Si rinnova per disseminazione spontanea con grande facilità. 1.3 Cipressi Cipresso comune (Cupressus sempervirens L.). Originario dei monti della Persia, ha un areale che abbraccia l intero bacino mediterraneo. In Italia costituisce formazioni boschive solamente in Toscana. Le entità minori nelle quali la specie linneana si è differenziata sono la var. horizontalis Mill. e la var. pyramidalis Targ. Tozz. La var. horizontalis è facilmente riconoscibile perché ha la chioma più o meno espansa e fusto monopodiale; la var. pyramidalis ha invece chioma affusolata con rami addensati verso l alto e tronco scanalato suddiviso in tronchi secondari. Come pianta forestale la varietà orizzontale è da preferire all altra perché ha un accrescimento più rapido e fornisce legno meno nodoso. Pianta socievole di notevoli dimensioni (25-30 m), ha corteccia fibrosa sottile brunogrigiastra, rametti cilindrici, foglie squamiformi su 4 file, frutto legnoso (galbula) chiamato coccola in Toscana, a maturazione biennale, grosso come una piccola noce e seme minuto a elevato potere germinativo (70-80%); la facoltà germinativa dura 1-2 anni. Per formare un kg occorrono 130-200 mila semi. L apparato radicale è superficiale e appiattito. Il legno, bruno giallastro, è mediamente pesante (p. sp. medio 0,86 fresco e 0,60 stagionato), pressoché incorruttibile, facilmente lavorabile e non soggetto a muoversi; serve per fabbricare serramenti, mobili, travature, ecc.; è molto adatto per armadi in quanto il suo odore penetrante tiene lontane le tarme. Vegeta nel Lauretum e nella sottozona calda del Castanetum. Specie xerofila e termofila per eccellenza, resiste assai bene alla siccità e alle temperature elevate. Frugale come poche altre piante, si adatta ai terreni più sterili, superficiali e rocciosi, qualunque sia la loro natura geologica. Predilige tuttavia i suoli calcarei e, entro certi limiti, vegeta abbastanza bene anche nelle argille compatte. Mediamente ombrivago, quando è allevato in purezza, sopporta senza danno densità di soprassuolo piuttosto accentuate. Fruttifica presto e abbondantemente, caratteristica questa che favorisce la rinnovazione naturale. Resistentissimo alle avversità climatiche, teme poco anche l attacco dei parassiti. Quando la stazione non gli è favorevole, è attaccato da alcuni funghi quali la Phomopsis occulta, che provoca il disseccamento dei rami secondari e la morte delle piantine nei vivai, e il Seiridium cardinale, i cui attacchi determinano lesioni ai tessuti corticali e alla zona cambiale. Danni di una certa entità provoca anche la Pestalotia funerea. Fra gli insetti, vanno ricordati Phloeosinus aubei e P. thuyae, che scavano gallerie fra la corteccia e il legno, e Dendrolimus pini, le cui larve rodono le foglie e le gemme. F02_1_Selvicoltura_Speciale.indd 201 F 5/30/18 8:17 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta