1.4 Crittomeria

F 202 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - ELEMENTI DI BOTANICA E SELVICOLTURA SPECIALE Cipresso della California (Cupressus macrocarpa Hartw. 5 lambertiana Carr.). Spontaneo nei territori costieri della California, è chiamato anche Cipresso di Monterey. Si distingue dal precedente per avere la chioma scura, i rami inseriti obliquamente sul fusto a guisa di grandi penne e le galbule di maggiore grossezza (diametro fino a 5 cm). Alquanto sensibile al freddo, va impiegato nelle sottozone calda e media del Lauretum e non oltre. Piuttosto esigente, richiede terreni dotati di buona fertilità. Cresce in gioventù con grande vigore, ma esaurisce la propria vitalità verso i 40-50 anni. Produce legno bruno, con striature color rosso e giallo, duro, pesante (p. sp. medio 0,60 stagionato), tenace, poco elastico, facilmente lavorabile, fragrante e suscettibile di bel pulimento. Per l uso ornamentale (®Piante ornamentali legnose). Cipresso dell Arizona (Cupressus arizonica Greene). Originario dell Arizona, questo Cipresso si distingue con facilità perché ha chioma piramidale piuttosto allargata, color verde-glauco argenteo, fusto diritto alquanto rastremato, corteccia grigio-rossiccia che si sfalda in sottili placche membranacee, frutto (galbula) peduncolato pruinoso a maturazione annuale e seme oblungo alato, il cui potere germinativo si aggira intorno al 70%. Xerofilo, frugale e resistente al freddo, trova impiego nel rimboschimento dei terreni sterili e asciutti del Lauretum e della sottozona calda del Castanetum. Cresce più rapidamente del cipresso comune, sul quale ha il vantaggio di adattarsi bene anche ai terreni silicei a reazione acida e di meglio resistere alle basse temperature. Produce legno tenero facilmente lavorabile e poco pesante (p. sp. 0,50 stagionato), adatto per molti usi. Per l uso ornamentale (®Piante ornamentali legnose). Cipresso di Lawson (Chamaecyparis lawsoniana Parl.). Chiamato impropriamente cipresso, è spontaneo lungo le coste del Pacifico nell America del Nord. Trova favorevoli condizioni nella sottozona fredda del Castanetum e in quella calda del Fagetum. Predilige i terreni freschi, fertili e profondi, sciolti o poco compatti, e le stazioni a clima piovoso (oltre i 1.000 mm) riparate dai venti impetuosi. Si distingue dalle tuje perché ha il frutto simile alle coccole di Cipresso. Come tutte le specie appartenenti al gen. Chamaecyparis, ha rami penduli appiattiti. Pianta di bel portamento, moderatamente lucivaga, cresce con grande vigore. Fornisce un legno tenero, leggero e duraturo, adatto per molti impieghi e per l industria cartaria. Per l uso ornamentale (®Piante ornamentali legnose). 1.4 Crittomeria (Cryptomeria japonica Don). Originaria del Giappone e della Cina sud-orientale, trova impiego in Italia nel Lauretum e nel caldo Castanetum, limitatamente alle stazioni fertili a elevata umidità e precipitazioni piuttosto abbondanti. Pianta di grandi dimensioni, ha fusto diritto poco rastremato, chioma densa, foglie lesiniformi lunghe 15-25 mm disposte a spirale, piccoli strobili globosi e semi minuti simili a quelli del cipresso. Amante dell ombra, si presta alla costituzione di popolamenti molto densi. Poiché si riproduce bene tanto per seme che per via agamica, può essere governata sia a fustaia che a ceduo. Fornisce legno leggero (p. sp. 0,40 secco), tenero, omogeneo e durevole, adatto per mobili, costruzioni, ecc. 1.5 Ginepri Ginepro rosso o Appeggi (Juniperus oxycedrus L.). pianta arbustiva o arborescente (10 m) simile al ginepro comune, dal quale si distingue per le bacche più grosse, rossicce a maturità. In Italia vegeta nella zona del Lauretum insieme agli elementi della macchia mediterranea; nelle esposizioni soleggiate si spinge fino alla sottozona calda del Castanetum. Fornisce legno rossiccio omogeneo di facile lavorazione, adatto per F02_1_Selvicoltura_Speciale.indd 202 5/30/18 8:17 AM la C G s s g ta s G ti tu q d a n L ( o p n e d G S le s r c G è in g a fo p G V fo c m T P p g im L n

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta