SEZIONE F

ALE ). e a el ei. o di ea, co o ei e e e r e li e o o s, n e a aa mi li i. a e e sa a r CONIFERE F 203 lavori d intaglio e di scultura. Dalla distillazione dei vecchi tronchi si ottiene l olio di Cade usato in dermatologia. Ginepro coccolone (Juniperus oxycedrus L. subsp. macrocarpa Sibth. e Sm.). Presente in Italia lungo le coste sabbiose del Tirreno, è simile al ginepro rosso dal quale si differenzia per avere i frutti di maggiore grossezza (diametro 8-15 mm), i rami più gracili e ricurvi e le foglie più larghe e meno pungenti. In favorevoli condizioni, diventa arborescente. Cresce con estrema lentezza. Si presta al consolidamento dei litorali sabbiosi, per l elevata resistenza alla salsedine. Ginepro comune (Juniperus communis L.). Vegeta allo stato spontaneo nei luoghi incolti e cespugliati della penisola e delle isole dal Castanetum fino al Picetum incluso. Come tutte le specie appartenenti alla sez. Oxycedrus, è pianta dioica. Nel Lauretum è sostituito quasi sempre dai ginepri più termofili. Al limite superiore del Picetum e nella regione dei pascoli permanenti di montagna, è sostituito dalla sottospecie alpina (Suter) Celak a portamento strisciante e ad aghi corti. Poiché il bestiame rifiuta i suoi aghi pungenti, nei terreni incolti e nei boschi degradati intensamente pascolati, prende il sopravvento. Le bacche mature vengono raccolte e anche asportate perché contengono un essenza (1,4-1,5%) molto usata per la fabbricazione dei liquori. Distillando 100 kg di coccole, si ottengono 8-9 litri di alcol a 92-93°. Il legno, di un bel colore giallo rossiccio con venature più intense e odoroso, viene usato per piccoli lavori di ebanisteria e per fabbricare bastoni, botticine, ecc. importante nell ambiente di montagna per la funzione protettiva che esercita in alta montagna e nei terreni in pendio abbandonati. Gli uccelli che si cibano delle bacche sono i principali agenti di disseminazione e diffusione del ginepro comune. Ginepro licio (Juniperus phoenicea L.). Chiamato comunemente anche Cedro litio e Sabina marittima, vegeta soltanto nel Lauretum. In Italia è spontaneo lungo il litorale tirrenico e nelle isole. Ha portamento arbustivo, fusto policormico, foglie piccole squamiformi, appressate ai rami come nel cipresso e bacche rosso-scure lucide, senza rivestimento pruinoso, maturanti in 2 anni. Fornisce legno omogeneo, aromatico, di colore rosso, usato per matite e piccoli oggetti d intaglio. Ginepro sabina (Juniperus sabina L.). Denominato anche semplicemente Sabina, è specie piuttosto rara; cresce spontaneo qua e là nelle Alpi piemontesi, in Valtellina, in Trentino e nelle Alpi orientali, limitatamente alla zona del Picetum. A differenza del ginepro comune, è pianta monoica. un arbusto con ramificazioni che si dipartono a breve altezza dal suolo, le foglie giovanili sono aghiformi e quelle definitive squamiformi. Il frutto è una piccola bacca globosa con toni turchini. Il legno emana, come la pianta, odore poco gradevole. Le bacche e i ramoscelli sono velenosi. Ginepro virginiano (Juniperus virginiana L.). Chiamato anche Cedro rosso della Virginia, appartiene botanicamente alla sez. Sabina del gen. Juniperus, perché le foglie sono squamiformi. Pianta di modeste dimensioni (12-15 m), ha tronco tozzo costoluto, foglie aciculari negli individui giovani e negli assi di allungamento e squamiformi nei soggetti adulti; il piccolo frutto (galbula) matura nell autunno del 2° anno. Trova l optimum vegetativo nella sottozona fredda del Lauretum e nel Castanetum. Per crescere con vigore richiede terreni fertili. moderatamente ombrivago; fruttifica precocemente (15-20 anni) e dissemina con facilità. Il legno è rosso bruniccio, omogeneo, facilmente lavorabile, non molto pesante (p. sp. 0,48 secco) e fragrante; trova impiego nella fabbricazione di armadi, cassapanche, cassettoni, astucci per matite, ecc. La forma tipica si è differenziata in numerose varietà di bellissimo aspetto e perciò di notevole valore ornamentale. F02_1_Selvicoltura_Speciale.indd 203 F 5/30/18 8:17 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta