1.6 Larici

F 204 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - ELEMENTI DI BOTANICA E SELVICOLTURA SPECIALE 1.6 Larici P Larice (Larix decidua Mill.). Tipica conifera decidua delle Alpi, vegeta nel Picetum d F s fino al limite superiore della vegetazione arborea. Dotato di grande plasticità, scende sovente nel sottostante Fagetum e, talvolta, anche nel Castanetum fino a 400-500 m di quota. Manca sull Appennino. Più che boschi puri (Alpi Cozie) forma aggregati misti in mescolanza con l abete rosso, il pino silvestre, il pino cembro e il pino montano. Resistentissimo al freddo e alla neve, predilige le stazioni luminose e ventilate con piogge abbondanti durante il periodo vegetativo. Molto esigente nei riguardi della luce, per bene vegetare ha bisogno di spazio e di forte illuminazione, superiore e laterale. Relativamente frugale, si adatta anche ai terreni poco fertili. anche ornamentale. Pianta a portamento elegante di notevoli dimensioni (40 m), ha fusto slanciato senza biforcazioni, chioma rada e leggera, corteccia liscia e sottile in gioventù, poi spessa e grossolanamente fessurata, foglie aciculari (10-30 mm), riunite in ciuffetti di 30-40 e solitarie negli assi di allungamento e nei rametti, strobili lunghi 2-4 cm, brevemente peduncolati, con squame sottili a bordo ondulato ripiegato verso l esterno e piccolo seme giallo alato dotato di basso potere germinativo (30-50%) che si mantiene per 2-3 anni. Per formare 1 kg occorrono 150 mila semi. L apparato radicale è molto robusto. Il legno, di colore rosso intenso, ad anelli ben differenziati, provvisto di canali resiniferi è di qualità eccellente, compatto, elastico, durevole e pesante (p. sp. 0,90 fresco, 0,66 stagionato e 0,58 secco); serve per serramenti, travature, rivestimenti, ecc. Sottoposto a resinazione, fornisce la cosiddetta trementina di Venezia. Le piante adulte sono esposte ai danni di Lachnellula willkommii (cancro del larice), Polyporus officinalis, che attacca il tronco, Trametes radiciperda, che determina gravi alterazioni al sistema radicale ( mal del rotondo ), Armillaria mellea, cui si deve il marciume bianco delle radici, della Melampsora laricis, che causa la ruggine delle foglie, ecc. Fra i parassiti animali, il più temibile è la Zeiraphera griseana, le cui larve rodono gli aghi determinando talvolta la completa defogliazione; dannoso è anche lo Hylobius piceus, le cui larve scavano gallerie. Larice giapponese (Larix leptolepis Gord. 5 L. kaempferi Sargent). Originario del Giappone, ha portamento eretto, fusto slanciato, chioma conica, rami espansi orizzontalmente, aghi riuniti in fascetti di 40 circa, strobili con squame sottili a consistenza coriacea e piccoli semi bruni alati. Relativamente frugale, si adatta ai terreni dotati di scarsa fertilità, sempre che la stazione non sia troppo asciutta e l umidità atmosferica non faccia difetto. 1.7 Picee Picea balcanica (Picea omorika Pancic.). L areale di questa bella picea europea comprende un territorio ristretto della penisola balcanica. Vegeta dal Castanetum al Fagetum incluso. Pianta di alta statura (40 m). ha fusto diritto-cilindrico, chioma raccolta colonnare, aghi appiattiti ottusi color verde argenteo sotto, strobili penduli ovali e piccolo seme provvisto di ala fulva. Picea del Caucaso (Picea orientalis Lk. et Carr.). Vegeta spontanea nelle regioni montuose del Caucaso e dell Asia Minore. Albero di grandi dimensioni (40-50 m), ha fusto slanciato, chioma colonnare, aghi brevi scuri, fittamente serrati intorno al rametto, strobili rosso-porporini e piccolo seme alato. Il legno, di ottima qualità, è simile a quello dell abete rosso. F02_1_Selvicoltura_Speciale.indd 204 5/30/18 8:17 AM P n r 1 P p e o c P f P c s d d e 4 4 g d le r le m f P C le d n r P c d b p s g g b te

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta