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F 206 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - ELEMENTI DI BOTANICA E SELVICOLTURA SPECIALE con durame bruno scuro e alburno giallastro; serve per puntoni, palafitte, imballaggi, ecc. Pur formando sovente boschi puri, si associa talvolta al leccio, al cipresso e ad altre essenze mediterranee. Amante della luce, xerofilo e frugalissimo, si adatta ai terreni più aridi, sterili e rocciosi, preferibilmente di natura calcarea. Si rinnova per disseminazione naturale con grande facilità. Va soggetto all attacco dei parassiti come il pino domestico (v.), ma il vero suo nemico è il fuoco. Pino delle Canarie (Pinus canariensis Smith). originario delle Canarie, dove vive sui terreni vulcanici della sottozona calda del Lauretum. Pianta di statura notevole (30 m), si distingue per gli aghi sottili e flessibili della lunghezza di 20-30 cm, riuniti in fascetti di 3, color verde scuro, strobili color rosso lucente, lunghi 10-20 cm a squame carenate e seme allungato provvisto d ala. Produce legno di ottima qualità, resistente e duraturo. Quando è danneggiato dagli incendi emette dalla ceppaia vigorosi polloni. Pino di Villetta Barrea (Pinus nigra Arn. subsp. Nigra var. italica Hoess f. Villetta Barrea). Originario dell Abruzzo, ha caratteri intermedi fra il pino nero d Austria e il pino laricio di Calabria, peraltro non sempre bene identificabili. Trova utile impiego nel rimboschimento di terreni aridi, rocciosi dell Appennino centro-meridionale. Pino domestico (Pinus pinea L.). Specie tipicamente mediterranea, è spontaneo lungo il litorale tirrenico da Viareggio a Migliarino, fino a Castelporziano e oltre. Sull Adriatico è presente a Ravenna, Grado e Aquileia. All interno è diffuso qua e là sui colli dove vegetano la vite e l olivo, fino a 500-600 m s.l.m. al centro, e 800-1000 al sud e nelle isole. Specie termofila, esige d essere coltivato nel Lauretum e non oltre la sottozona calda del Castanetum. Esigentissimo di luce, frugale e resistente alla siccità, si adatta ai terreni sterili e aridi, sia rocciosi che sabbiosi: rifugge dalle argille e dai luoghi sortumosi. Albero maestoso non molto longevo, ha fusto cilindrico, chioma espansa a ombrello, aghi lunghi 8-15 cm, riuniti in una fascetta di due strobili globosi a maturazione triennale e seme a guscio osseo (piccolo) munito di breve ala caduca. Un kg contiene 1300-1600 semi; potere germinativo: 70%; durata della facoltà germinativa 6 mesi. Il legno è resinoso, grossolano non molto pesante (p. sp. medio 0,85 fresco, 0,62 stagionato, 0,52 secco); l alburno è bianco roseo e il durame giallo rossastro; serve per puntoni, palafitte, travature, imballaggi, ecc. Ha anche impiego ornamentale (®P iante ornamentali legnose ). All infuori delle gelate forti e prolungate, le avversità climatiche non recano danni sensibili al pino domestico. Temibili sono invece i parassiti animali e vegetali. Fra i primi, Pissodes notatus, scava gallerie serpeggianti sotto la corteccia e nel cilindro legnoso, Tomicus piniperda apre lunghe gallerie nei getti terminali provocandone la caduta, Thaumetopoea pityocampa (Processionaria del pino), divora gli aghi. Fra i parassiti vegetali sono dannosi la Sphaeropsis necatrix che provoca la formazione delle pine pagliose, nelle quali il pinolo è privo di mandorla, la Melampsora pinitorqua i cui attacchi nelle piante giovani provocano la deformazione dei getti apicali, il Trametes pini, che determina gravi alterazioni nel legno e la Rosellinia necatrix. Le pine sono gravemente danneggiate da Leptoglossus occidentalis. Pino dell Himalaya (Pinus excelsa Wall. 5 P. wallichiana A.B. Jacks.). Caratteristico rappresentante della flora forestale himalayana, questo pino è ben riconoscibile perché ha gli aghi sottili penduli della lunghezza di 10-18 cm, riuniti in fascetti di 5, strobili peduncolati molto lunghi (15-25 cm) e seme piccolo alato. Pianta di grandi dimensioni, ha portamento eretto, ampia chioma piramidale e rami disposti a verticillo. F02_1_Selvicoltura_Speciale.indd 206 5/30/18 8:17 AM tu g P m p a g ti P m s tu te i d P ta s s s c c r c d s m a P H m M a P e C P d fr P m a p h d

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SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta