SEZIONE F

ALE ge ai r e e e n e e . a il el o Ali e tsi hi le ei. ar e ni i o a ae ui s o o é li i, CONIFERE F 207 Sopporta bene i climi più diversi, potendo vegetare dalla sottozona fredda del Lauretum fino al limite superiore del Castanetum. Cresce con grande vigore e produce legno leggero adatto per molti usi. attaccato da Cronartium ribicola e Trametes pini. Pino giallo (Pinus ponderosa Dougl.). Vive spontaneo negli Stati occidentali dell America Settentrionale. Albero di grande statura, ha tronco diritto colonnare, chioma piramidale, aghi assai lunghi e rigidi, riuniti in fascetti di 3; strobili terminali solitari o aggregati, e seme provvisto di ala caduca. Produce legno tipo pitch-pine color rosso giallastro, compatto, pesante e resistente, ottimo per travature, serramenti, rivestimenti, ecc. Pino insigne (Pinus radiata Don 5 Pinus insignis Dougl.). Conifera californiana di media statura, ha fusto diritto, alquanto nodoso, aghi riuniti in fascetti di 3, strobili a squame molto carenate e piccoli semi alati. Vegeta nel Lauretum e nel caldo Castanetum. Specie plastica e ombrivaga, si presta alla costituzione di soprassuoli relativamente densi. Pur non rifiutando i suoli piuttosto tenaci e quelli di medio impasto, predilige i terreni leggeri e sabbiosi. Il legno è molto adatto per imballaggi e per la fabbricazione della cellulosa. Pino laricio di Calabria (Pinus nigra Arn. var. laricio Poir. f. calabrica Loud.). Spontaneo in Calabria e sull Etna, si differenzia dal pino nero d Austria per avere portamento slanciato, fusto poco rastremato, chioma leggera, dimensioni maggiori (50 m), rami sottili espansi con palchi più distanziati, corteccia meno spessa e più chiara, aghi più sottili, flessibili, arricciati, di colore chiaro tendente al glauco e strobili aventi le squame centrali provviste di carena non tagliente. Produce legno tenero ad anelli ben distinti con alburno chiaro gialliccio a struttura regolare, ma non molto compatta; quando duramifica (caso non frequente) il cuore assume una bella tinta rosso-scura; è ottimo per costruzioni, imballaggi, cellulosa e per altri numerosi impieghi. Caratterizzato da esigenze ecologiche, che ne rendono necessario l impiego nel freddo Castanetum e nel Fagetum, predilige i terreni sciolti e profondi a reazione acida o sub-acida e le stazioni che usufruiscono di precipitazioni annue non inferiori a 1.000 mm. Dove è spontaneo forma quasi sempre popolamenti puri, pur associandosi talvolta al faggio e alle querce caducifolie. Pino laricio di Corsica (Pinus nigra Arn. subsp. laricio Poir. f. corsicana Loud.). Ha caratteri morfologici simili a quelli del pino laricio calabrese. L areale si trova nei massicci montuosi della Corsica dove forma magnifiche fustaie fino a 1.500 m di quota. Molto apprezzato dal selvicoltore per la drittezza e la cilindricità dei suoi fusti alti fino a 45 m, fornisce legno di ottima qualità a struttura omogenea e regolare. Pino laricio di Spagna (Pinus nigra Arn. subsp. salzmanni (Dunal franco). Frugale e xerofilo. Pino loricato (Pinus heldreichii Christ var. leucodermis Ant.). Presente in Calabria nel gruppo del Monte Pollino dove si spinge oltre i 2.000 m, si differenzia dal Pinus nigra per i rami bianco-grigiastri marmorizzati a guisa di pelle di serpe e squame del ritidoma risplendenti. Provvisto di tronco tozzo e di chioma piramidale, è pianta frugalissima, calcicola e xerofila. Pino marittimo (Pinus pinaster Aiton.). Tipica conifera mediterraneo-oceanica, chiamata anche pinastro, è presente nel settore nord-occidentale della penisola dalla Liguria alla Toscana, sul litorale adriatico da Grado a Ravenna e anche all interno dove si spinge più in alto del pino domestico (950 m a Vallombrosa). Albero di alta statura (40 m), ha fusto sovente curvato, chioma piramidale dapprima, poi espansa, con robusti rami disposti a palchi, aghi robusti rigidi e appuntiti della lunghezza di 20-25 cm, riuniti in F02_1_Selvicoltura_Speciale.indd 207 F 5/30/18 8:17 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta