SEZIONE F

F 208 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - ELEMENTI DI BOTANICA E SELVICOLTURA SPECIALE fascetti di 2, strobili conici a maturazione biennale provvisti di squame a carena pronunciata, lunghi 10-20 cm che persistono sui rami per diversi anni e semi lunghi 8-10 mm ovali, neri da una parte e grigi punteggiati di scuro dall altra, provvisti di grande ala. Un kg contiene 18-20 mila semi disalati: potere germinativo 60-70% che si conserva per 2-3 anni. Il legno, rossiccio nel durame e giallastro nell alburno, relativamente pesante (p. sp. medio 0,95 fresco, 0,68 stagionato e 0,59 secco), fortemente resinoso e a fibra grossolana, serve per palafitte, puntoni, imballaggi, fasciame per imbarcazioni, ecc. Lucivago, xerofilo e frugale, resistente alla salsedine, vegeta dal Lauretum fino al caldo Castanetum. Predilige i terreni sciolti silicei, anche se a reazione fortemente arida; tollera l alcalinità soltanto nelle sabbie a sottosuolo fresco. Forma boschi puri e misti in consociazione con il cipresso, il pino domestico, ecc., nei quali si rinnova naturalmente con grande facilità. Resistente alle avversità climatiche, il nemico più pericoloso è il fuoco. Pino montano (Pinus mugo Turra, pino mugo, e Pinus uncinata Mill., pino uncinato). Due specie di alta montagna, in passato considerate appartenenti a una sola entità specifica. P. mugo ha portamento arbustivo e lo strobilo è sessile, simmetrico, con umbone non prominente e appiattito. presente sulle Alpi, in particolare nell area centro-orientale, e in alcune stazioni appenniniche in Emilia, Abruzzo e Campania. P. uncinata ha portamento arboreo e può raggiungere i 25 m di altezza, gli strobili sono asimmetrici con apofisi prominente e ricurva a uncino. presente sulle Alpi occidentali e, in parte, su quelle centrali. Le foglie sono aciculari binate, ma non di rado a 3; piccoli strobili a maturazione biennale e semi grigio-bruni alati. Un kg contiene 150 mila semi senz ala; potere germinativo 60-70%; durata facoltà germinativa 2-3 anni. Produce legno con alburno giallastro e durame rosso bruno resistente e di facile lavorazione. Pianta generalmente dioica, vegeta nel Picetum e nell Alpinetum. Resistente alle avversità climatiche, alle basse temperature e frugale, si adatta ai terreni di più svariata natura, compresi quelli umidi e sortumosi. attaccato dalla Herpotrichia nigra (mal della tela), il cui micelio si sviluppa sugli aghi dei rami che rimangono sepolti sotto la neve per lungo tempo. Pino nero d Austria (Pinus nigra Arn. subsp. nigra Hoess). Fra le entità botaniche fra le quali il P. nigra si differenzia, è la più diffusa in Europa. In Italia il suo areale abbraccia il settore nord-orientale delle Alpi; è presente anche nel Carso e nella catena appenninica dove, peraltro, è stato introdotto per via artificiale. Vegeta dalla sottozona fredda del Castanetum alla zona del Fagetum inclusa. Pianta di media statura (25-30 m), ha portamento poco slanciato; tronco robusto rastremato, chioma compatta, rami grossi e nodosi disposti a verticillo, aghi robusti rigidi non contorti, riuniti in fascetti di 2, strobili sessili a maturazione biennale formati da squame aventi un unghia nera sul lato inferiore e semi piccoli ovato-allungati, colore grigio cenere, lungamente alati. Un kg contiene 40-50 mila semi senz ala; potere germinativo 70-80%; durata facoltà germinativa 2-3 anni. Il legno, molto resinoso, grossolano, a fibra contorta e mediamente pesante (p. sp. medio 0,90 fresco, 0,56 stagionato e 0,48 secco), è usato per puntoni, travature, imballaggi, ecc. Frugalissimo, xerofilo e moderatamente lucivago, vegeta ottimamente nei terreni sterili, aridi e rocciosi, di natura calcarea e magnesiaca. Resistente alla siccità, al gelo e al vento, ha nel fuoco un temibile nemico. frequentemente danneggiato da alcuni parassiti animali, fra i quali la Thaumetopoea pityocampa (Processionaria) e la Evetria buoliana. Pino rigido (Pinus rigida Mill.). Originario delle regioni orientali dell America del Nord, è pianta di non grande statura (25 m). Ha aghi rigidi e diritti, della lunghezza F02_1_Selvicoltura_Speciale.indd 208 5/30/18 8:17 AM d c P P In la a le s d p 1 Il s fr p v fr a i s m P in e n a le m tr p s m c 1 S g p g o le d

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SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta