2.1.3 La regione avanalpica-collinare

o li ei, ni a, e ). ee ea a e a pi. iadi o ei ni e, ze ao ti a e di o. e e a o n o, ù m), n INQUADRAMENTO DELLA VEGETAZIONE FORESTALE NELL ARCO ALPINO ITALIANO F 21 Si tratta di un area fortemente trasformata dalle attività antropiche cosicché la vegetazione forestale è solo frammentaria. Tuttavia, si possono distinguere tre diverse situazioni. La prima è presente lungo il corso dei grandi fiumi (soprattutto Ticino) in cui, allontanandosi dal fiume, s incontrano dapprima saliceti, poi querceti di farnia, intercalati a tratti a pioppi (bianco e nero), poi querco-carpineti e, infine, alla base delle scarpate che delimitano le valli a cassetta dei fiumi, alneti di ontano nero. La seconda situazione è presente nella bassa pianura orientale (sotto la linea delle risorgive), dove sono presenti ancora frammenti di querco-carpineti, alternati a tratti in cui prevale il frassino meridionale o l ontano nero. L ultima compare nell alta pianura lombarda e in Piemonte dove, accanto ai querco-carpineti, s incontrano querceti di rovere e/o farnia con presenza anche di altre specie come il cerro, il frassino maggiore, il castagno e, nei pianalti, il pino silvestre. 2.1.3 La regione avanalpica-collinare. costituita dalle prime colline moreniche e dai rilievi arenaceo-marnosi che s incontrano abbandonando la pianura e dai sistemi collinari che interrompono la Pianura Padana (Monti Berici e Colli Euganei). Dal punto di vista litologico prevalgono i substrati sciolti e quelli alterabili, in genere carbonatici (soprattutto arenaceo-marnosi, ma anche di diversa natura come le sabbie d Asti); non mancano però situazioni diverse in cui prevalgono i substrati silicatici massivi, come avviene nei primi rilievi vicentini e sui Colli Euganei. Il clima non differisce molto da quello della pianura (vi è però una diminuzione dell escursione termica annua), anche se le precipitazioni diventano più consistenti arrivando, però solo ad est, a 1.300-1.400 mm. La regione avanalpica-collinare è particolarmente destinata alla viticoltura; per questo la vegetazione forestale è stata spesso eliminata o sono state diffuse specie (castagno e robinia) particolarmente adatte a fornire prodotti utili alle aziende vinicole. In questa regione la formazione forestale principale è, o meglio sarebbe, il querco-carpineto collinare, in cui nelle parti basali dei sistemi collinari è presente la farnia, mentre salendo lungo i versanti compare la Rovere. 2.1.4 La regione esalpica. costituita da rilievi prealpini di una certa ampiezza altitudinale contro i quali impattano, soprattutto nella parte est dell arco alpino, le correnti caldo-umide formatesi sul mare, mentre al centro dell arco alpino esse sono dovute alla presenza dei grandi laghi (clima insubrico). Ne consegue, un repentino aumento delle precipitazioni, che ovunque superano i 1.250 mm annui fino ad arrivare ai 2.500 mm nelle Alpi Giulie e nel Verbano. Le temperature medie annue non subiscono, invece, un uguale brusco cambiamento anche se, ovviamente, si verifica una progressiva riduzione all aumentare della quota. Queste condizioni climatiche sono favorevoli più alle latifoglie che alle conifere; le prime, infatti, caratterizzano tutta la regione dalla fascia basale a quella altimontana (la fascia subalpina, in genere, manca). Per la verità le conifere non mancano, ma hanno spesso un comportamento diverso da quello osservabile in altre regioni. Ciò vale soprattutto per i due abeti che sono stati diffusi in questa regione, soprattutto dall uomo, anche se successivamente possono essersi acclimatati. Essi hanno, infatti, una rapida crescita, cui s accompagna un precoce invecchiamento (l abete rosso a 70-80 anni mostra già fenomeni d invecchiamento, l abete bianco in età ancora relativamente giovane presenta, in genere, vari sintomi di deperimento), fatto che ha notevoli ripercussioni selvicolturali. La regione esalpica può essere distinta in due parti diverse, soprattutto per la natura del substrato. La prima, centro-orientale, in cui prevalgono i substrati carbonatici, che si estende dal Friuli-Venezia Giulia alla parte occidentale della Lombardia, fino al Lago Maggiore. In questa parte della regione esalpica, salendo lungo i versanti, s incontrano gli ultimi carpineti, gli aceri-frassineti, F01_2_Inquadramento_Vegetazione.indd 21 F 5/29/18 3:07 PM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta