2.3 Ailanto o Albero del paradiso

F 212 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - ELEMENTI DI BOTANICA E SELVICOLTURA SPECIALE Il legno è di colore bianco-avorio, compatto, omogeneo, a grana fine, piuttosto pesante (p. sp. 0,93 fresco, 0,85 stagionato). Ombrivago, mesofilo ed esigente, predilige le stazioni fertili e fresche. Acero napoletano (Acer opalus Mill.). Spontaneo nelle regioni montane del Castanetum e del Fagetum, dalla Campania alla Calabria è stato diffuso con i rimboschimenti nell Italia centro-settentrionale. Albero di notevoli dimensioni, ha foglie a 5 lobi arrotondati, poco profondi, quasi coriacee e frutto a carpelli convessi con ali divaricate. Abbastanza xerofilo e frugale. Produce legno chiaro, rosato, duro, compatto e pesante (p. sp. 0,80 stagionato). Acero americano (Acer negundo L.). Originario dell America, è molto impiegato in Italia come pianta ornamentale. Differisce dagli aceri indigeni per avere le foglie composte imparipennate e frutto con ali divaricate esattamente come la lettera V . Acero riccio o A. platano, Cerfico, Platanaria (Acer platanoides L.). l acero tipico delle regioni fredde. Vive sporadico nelle Alpi e meno frequentemente nell Appennino in ambienti ascrivibili al Fagetum e al Picetum. Albero maestoso, ha grandi foglie lucide a 5 lobi acuminati e frutto a carpelli appiattiti con ali lunghe, alquanto divaricate. Produce legno simile a quello dell acero montano, ma meno bianco e lucente. Al sud è rappresentato dalla var. lobelii. Esigente, predilige i terreni fertili, freschi e profondi. 2.3 Ailanto o Albero del paradiso (Ailanthus altissima Mill. 5 A. glandulosa Desf.). originario della Cina. Vegeta nel Lauretum e nel Castanetum. Pianta di notevoli dimensioni, ha fusto slanciato, foglie composte imparipennate, lunghe fino a 30 cm con 7-12 paia di foglioline oblungo-acuminate, emananti odore sgradevole, piccoli fiori a pannocchia e frutto (samara) con ala bislunga. Il legno, indifferenziato e ad anelli ben marcati (p. sp. 0,60 stagionato), è adatto per mobili, serramenti, cellulosa, ecc. Predilige i terreni di riporto e quelli sciolti. Si riproduce per seme, talea e getti radicali. pianta infestante che emette dalle radici numerosi polloni. Sopporta bene tanto il governo a ceduo che quello a fustaia. 2.4 Bagolaro o Spaccasassi (Celtis australis L.). Ulmacea propria delle regioni mediterranee. In Italia è sporadicamente diffuso nei boschi e nei cespuglieti del Lauretum e del Castanetum. Albero di media statura (20-25 m), ha tronco scanalato alla base, corteccia liscia grigia lucente, foglie asimmetriche lanceolate, appuntite, ruvide sopra e frutto (drupa) a forma di ciliegia grossa come un pisello, di sapore dolciastro. Un kg contiene 4-7 mila semi; potere germinativo 60-70%; durata della facoltà germinativa 2 anni. Il legno è bianco grigiastro, tenace, flessibile, molto elastico, pesante (p. sp. 0,96 fresco, 0,70 stagionato). Lucivago, xerofilo e frugale, si adatta ai terreni più sterili e rocciosi. Si riproduce per seme, polloni radicali e anche per talea. Può essere governato sia a fustaia sia a ceduo. In passato era oggetto di coltivazione specializzata nel Veneto, in Lombardia e soprattutto in Piemonte (provincia di Torino) anche per la produzione di manici da frusta. Albero ornamentale per eccellenza, è molto impiegato per alberare viali, piazze, ecc. 2.5 Betulla (Betula alba L.). spontanea nelle formazioni alpine e, meno frequentemente, in quelle appenniniche. La specie linneana è stata suddivisa in 2 entità: B. verrucosa Ehrl., detta betulla bianca o pendula, e B. pubescens Ehrl., detta betulla pelosa. Quest ultima è rara in Italia. Lucivaga e resistente alle basse temperature, F02_1_Selvicoltura_Speciale.indd 212 5/30/18 8:17 AM la m le s n n n A a v s d 2 C fe fr n C C t d s le d p e v g C tu la in a ( fa ( fi 2 s A p t c

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta